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Albania: la 2ª semifinale del 58esimo Festivali i Këngës

Anche questa sera, la seconda semifinale del Festivali i Këngës 58 inizia dopo una lunga serie di annunci pubblicitari. A presentare lo show c’è una Alketa Vejsiu DI-VI-NA-MEN-TE vestita.

Apre la serata Robin Berisha con “Ajo nuk është unë“, una tipica ballad che ricorda una soft version dell’entry albanese del 2006. Il mio parere? Non il miglior modo di iniziare la serata.

Segue Wendi Mancaku con “Ende”, che rende lo show un po’ più particolare forse grazie alla sua freschezza. Lei al piano con un vestito lungo color turchese canta inizialmente lenta, ma durante metà performance si alza e dà potere alla canzone. Le capacità vocali sono state una sorpresa.

Mai avrei pensato di trovare la copia del protagonista di “Christmas Carol” cantare vestito come un tipico londinese di fine ‘800, ma Kastro Zizo, la sua “Asaj”ed il Festival sorprendono sempre. Vocalmente regge e sarà meme material, ma è un no, ecco…

Quarto della serata è Tiri Gjoci e la sua “Me gotën bosh”, che è una perla vera e propria. Vocalmente nulla da dire e sul palco la scena è movimentata grazie a due ballerine, vestite una in nero ed una in bianco.

Era Rusi e la sua “Eja merre” mi hanno rivoluzionato l’esistenza. Performance incredibile, voce fantastica, ballerini vestiti in giacca e cravatta, ma non fuori luogo. Ha praticamente schiavizzato il palco.

È tempo di una piccola pubblicità da cinque ore ed al ritorno troviamo la presentatrice coinvolta in un monologo e subito dopo ballare con un ballerino. A seguire, un gruppo che balla vestito da Joker (Okay???) e la presenza di ospiti speciali, icone della musica albanese.

Riprende la competizione Olta Boka con la sua “Botë për dy”. L’esibizione è decisamente memorabile per la presenza di un ballerino che, chiuso in una gabbia di plastica come quello azero all’ESC 2013, rappresenta i limiti. Olta è vocalmente cambiata rispetto al 2008, ma rimane comunque di buona presenza scenica, grazie anche alla vestaglia bianca che indossa.

Segue Valon Shehu con la sua vena rock e stile puramente inerente al genere, ma nonostante “Kutia e Pandorës” sia bella (composta da Eugent Bushpepa che ti aspetti?) lui non la valorizza. A Roma in questi casi si dice: “Chi c’ha rpane, nun c’ha li denti”.

Arilena Ara si dimostra Arilena Ara. Esegue “Shaj” divinamente. È vestita con una salopette tutta nera con dettagli particolari ed è circondata da un gioco di luci enorme. La risposta del pubblico è gigantesca.

A seguire ci sono Eli Fara & Stresi, che portano sul palco il mix giusto di folklore e modernità. È una guilty pleasure, ma “Bohemë” la adoro un sacco. Il fatto che siano circondati da giovani musicisti ricorda molto una festa di paese.

Gena chiude la seconda semifinale da signore, proprio come andrebbe chiusa. La sua “Shqiponja e lirë” è un bop etnico che ha coinvolto tutti: presenti e telespettatori. Un mix che sotto sotto certe volte porta alla vittoria.

La serata si conclude infine con un coro di bambini accompagnati da una voce iconica albanese, ma una cosa ci assilla: dov’è l’esibizione di Giusy Ferreri? Stando a quanto annunciato negli scorsi giorni, Giusy avrebbe dovuto calcare il palco albanese proprio stasera. Avrà perso l’aereo o non le sarà arrivato il bonifico? Lo scopriremo!

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