Foto: ABC

American Song Contest: la seconda edizione potrebbe saltare

La prima sfortunata edizione dell’American Song Contest potrebbe indurre la tv americana NBC a non proseguire con l’avventura eurovisiva.

Ad affermarlo in un podcast svedese sarebbe stato Christer Björkman, storico capo delegazione svedese, produttore esecutivo prima del Melodifestivalen e quindi dell’American Song Contest.

Mi arrabbio quando penso a tutti gli elementi che sono andati storti e hanno influito sul risultato del programma. Molte cose potevano essere fatte in modo diverso per raggiungere un pubblico più vasto e creare una idea positiva intorno al programma.

Ma adesso sono problemi che deve affrontare la tv americana e che devono mettere a posto qualora ci fosse una seconda stagione. Non è qualcosa che compete a me.

Christer Björkman

NBC al momento non ha rinnovato ancora il programma e l’aria che tira non è delle migliori.

Sullo sfondo ci sono i costi di produzione molto elevati a fronte di ascolti non entusiasmanti e continuamente in calo durante il programma.

Partita con 2,9 milioni di spettatori e tanta curiosità, il programma si è lentamente sgonfiato come un soufflè. Le varie puntate si sono assestate intorno al 1,5 milione di spettatori con l’eccezione della finale. La proclamazione della vincitrice AleXa ha riportato lo show sui 2 milioni, pur relegando la rete dietro a FOX, CBS e ABC. Doppiata abbondantemente dal programma più visto.

Avevamo già provato ad analizzare i motivi di questa debacle:

  • una promozione dello show che non lo legava al pubblico americano, praticamente digiuno di Eurovision
  • la collocazione dello show il lunedì sera ed il continuo slittamento della sua partenza
  • la selezione puramente casuale dei rappresentanti “nazionali”, di fatto sconosciuti ai cittadini dei vari stati Americani
  • un meccanismo farraginoso e spiegato, anzi, urlato come fosse Top of the Pops

Il tutto poi condito da fattori puramente culturali. I vari Stati americani non hanno una differenza culturale così accentuata come invece è il caso in Europa. Non ci sono usi, costumi e soprattuto lingue differenti. Questo non fa in modo che esista una “sfida culturale” e la renda realmente appealing per il pubblico a stelle e strisce.


Nel complesso uno show che non ha attratto pubblico locale e che al contempo ha fatto storcere il naso alla grande platea di eurofan sparsa nel mondo.

In aggiunta a tutto ciò anche un flop generale per i partecipanti. Esclusa la vincitrice, nessun brano ha messo piede nelle classifiche di vendita.

L’impressione è proprio che si vada verso una lenta agonia e l’annuncio della sua soppressione. D’altro canto il 2023 sarà invece l’anno nel quale il franchise “Eurovision” sbarcherà in Canada, un paese che grazie al bilinguismo può invece aver maggiore interesse e grazie anche alla sua “vincitrice svizzera”.