Foto: EBU / Nathan Reinds

Eurovision 2023: qualche speranza che si possa tenere a Bruxelles

Polemiche annunciate dopo l’annuncio da parte di EBU di rinunciare ad organizzare l’edizione 2023 dell’Eurovision Song Contest in Ucraina. La designazione della BBC e del Regno Unito hanno creato malumori in Ucraina, che a sorpresa lancia la candidatura di Bruxelles.

La città belga avrebbe infatti una forte valenza simbolica (visto il processo di adesione all’Unione Europea da parte di Ucraina, Moldavia e Georgia) ed eviterebbe polemiche tra Ucraina e Regno Unito.

Stranamente a dare visibilità a questa ipotesi è il quotidiano britannico The Guardian, che definisce la candidatura di Bruxelles “un gesto di solidarietà della capitale dell’Unione Europea”.

Da un punto di vista logistico, la capitale belga dispone di un unico spazio dalle dimensioni adatte: il Palais12.

Foto: wikipedia

Si tratta di un padiglione della Fiera di Bruxelles (Brussels Expo) al Heysel, luogo dove si tenne anche l’Eurovision Song Contest 1987 (in quel caso nel Palais 5 o Centenary Palace).

Il valore aggiunto della location è di essere adiacente al centro fieristico brussellese, che comporta quindi grandi disponibilità di spazi permanenti (e non tendoni) per delegazioni e stampa. Inoltre l’Expo è collegata al centro cittadino via metropolitana e tram ed è a pochi km dall’aeroporto di Bruxelles Zaventem.

Dal punto di vista istituzionale è subito uscita allo scoperto l’assessora ai grandi eventi del Comune di Bruxelles, Delphine Houba.

La decisione è nelle mani dell’EBU, ma siamo pronti ad aiutare l’Ucraina nell’organizzazione dell’evento. Come capitale europea sarebbe un grande messaggio alla popolazione ucraina, tenuto conto che Eurovision è una delle poche manifestazioni davvero europee.

Abbiamo le infrastrutture, a cominciare dal Palais 12. E abbiamo grande esperienza con eventi di larga scala, grazie al know-how di Brussels Major Events.

Delphine Houba, Assessora ai Grandi Eventi di Bruxelles

La cultura in Belgio è un ambito gestito non dal governo federale ma dalle comunità linguistiche. Bruxelles in quanto capitale bilingue deve interfacciarsi con comunità fiamminga e francofona. I rispettivi ministri a questo stadio non hanno commentato.

Altrettanto intricata la situazione televisiva. Il Belgio infatti dispone di due reti nazionali, una per lingua, che da decenni si alternano nella selezione dei rappresentanti.

Entrambe hanno sede a Bruxelles, ma ad oggi solo l’amministratore delegato della francofona RTBF si è sbilanciato.

Siamo disponibili se la EBU ce le chiederà. Come sapete però in Belgio noi collaboriamo con altri enti audiovisivi.

Jean-Paul Philippot, Amministratore delegato di RTBF

L’allusione è alla tv fiamminga VRT, che al momento non ha fornito commenti.

Per quanto riguarda i finanziamenti, non è chiaro quali enti debbano fornire le garanzie necessarie. In un paese frammentato come il Belgio (che si definisce “una lasagna istituzionale” visto i suoi svariati “strati”) questo pesa come un macigno. Ricordiamo che per lo stesso motivo, Bruxelles ha cancellato progettazione e costruzione di un nuovo stadio che avrebbe dovuto ospitare gare dell’Europeo di calcio 2020 (poi disputate nel Regno Unito).

Fonte: Le Soir, Bruzz