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Eurovision65: le migliori canzoni della storia del contest (1967–1977)

In questa serie di articoli vogliamo portarvi in un viaggio indietro nel tempo per scoprire (o riscoprire) le canzoni più belle che hanno caratterizzato i 65 anni di storia dell’Eurovision Song Contest.

In particolare in questo secondo appuntamento (il primo lo trovate qui) ascolteremo le canzoni dal 1967 al 1977. Non fatevi ingannare dall’età di certe canzoni. Molte sono attuali e potremmo benissimo aggiungerle alla nostra playlist su Spotify!

Un jour, un enfant (Francia 1969)

Frida (Edith) Boccara tocca inevitabilmente le corde dell’anima con la sua emozionante voce nel brano francese “Un Jour, un enfant“.

Le sue potenti capacità canore, legate alla sua tecnica da canto lirico e il respiro diaframmatico, non la fanno sfigurare affatto accanto alla più famosa chanteuse francese Edith Piaf.

Nell’anno che vide ben 4 vincitori, Frida probabilmente spicca tra tutti. L’intensità del brano che rapisce sin dalle prime note l’ascoltatore, la voce che da sola regge tutta la canzone, ma che verso la fine viene accompagnata da un crescendo musicale che fa toccare al brano vette celestiali.

Pensare che Frida non abbia avuto il successo che meritava e che sia morta relativamente giovane (a 56 anni) in un precario stato di salute e abbandonata dal mondo della musica, fa molto dispiacere.

Vivo cantando (Spagna 1969)

Anche i giovanissimi ascoltando questa canzone non possono che lasciarsi trascinare dal suo ritmo allegro e coinvolgente!

Non possiamo non provare simpatia per la nostra Salomè tutta frange celesti che si agita al ritmo della musica!

Questa up-tempo, che diede la seconda e ultima vittoria consecutiva alla Spagna (l’anno precedente aveva vinto con Massiel e la canzone “La la la” che merita l’ascolto!), parla di una donna che esprime tutta la sua gioia e le sensazioni positive che il suo amante le trasmette, tanto da farla cantare di felicità!

La canzone per la sua semplicità e immediatezza fu tradotta in molte lingue tra cui catalano, basco, francese e italiano.

Puppet on a string (Regno Unito 1967)

Odiata persino dalla stessa cantante Sandie Shaw, che la definì una canzone con un testo dozzinale e sessista e con una melodia a cucù, Puppet on a String è di sicuro però un brano iconico.

Rispecchia i ritmi e le mode musicali dell’epoca (siamo alla fine degli anni ’60), ma porta qualcosa in più, una freschezza e leggerezza che la rendono irresistibile. Il ritmo serrato, la voce intonata che segue perfettamente il ritmo della musica, ce la fanno assaporare tutta d’un fiato!

Forse Sandie aveva ragione per quanto riguarda il testo, ma dobbiamo pensare che non siamo negli anni 2000 e ogni epoca ha le sue lacune.

Un banc, un arbre, une rue (Monaco 1971)

Testo intenso e profondo, cantata con intensità ed emozione. La canzone parla della storia di tutti noi, dei sogni di ognuno appoggiati su una “panchina”, “un albero” o alla fine di una “strada”, del distacco dalla nostra infanzia e dai tempi felici, del nostro cammino pieno di speranza verso la felicità.

La canzone è corale ed il messaggio è collettivo: ognuno di noi va per la propria strada verso i propri sogni, ma non dobbiamo farci prendere dall’ambizione e dall’egoismo senza condividere niente, perché i nostri destini sono sì individuali, ma collegati e intrecciati a quelli degli altri, rendendoci uguali nei nostri sogni, paure e speranze. Insomma, abbiamo tutti dei sogni che ci accomunano ed è importante condividerli assieme.

I see a Star (Paesi Bassi 1974)

Già da questa decade iniziamo ad assistere alla scelta dell’uso dell’inglese da parte dei paesi non anglofoni. Mouth & MacNeal dai Paesi Bassi portarono infatti un brano interamente in inglese.

La melodia semplice è arricchita da percussioni, fiati, chitarre e persino un organetto con dei pupazzi, che rendono la canzone allegra e godibile. Il testo parla di una coppia di amanti che dichiara il proprio amore per l’altro. La “stella” citata nel brano sono gli occhi del/la proprio/a amato/a.

Più tardi venne svelato dal componente maschile del duo, Mouth, che la canzone racconta le similitudini tra l’essere innamorati e l’effetto dell’uso della cannabis. Sicuramente tra le canzoni più controverse ascoltate all’Eurovision…

Menzione speciale | Tu te reconnaîtras (Lussemburgo 1973)

Nei primi 20 anni di Contest la lingua francese l’ha fatta da padrona, risultando una delle lingue con maggiori vittorie e di maggiore successo tra le canzoni dell’Eurovision. Non solo Francia, ma anche Lussemburgo e Monaco trovarono il loro posto d’onore nel contest grazie proprio al francese.

Quella del 1973 fu la seconda vittoria consecutiva per il Lussemburgo, e unica vittoria dove la cantante, il compositore e l’autore (francesi) e il direttore d’orchestra (lussemburghese di nascita) non vivessero nel granducato.

La canzone è stata incisa in molte lingue dalla cantante Anne-Marie David, come ad esempio tedesco e italiano, e ne sono state fatte delle cover persino in turco e finlandese. La David è una delle poche artiste ad aver partecipato per la seconda volta al contest dopo averlo vinto, ottenendo un buon successo. Infatti nel 1979 si classificò terza con “Je suis l’enfant Soleil“.

Al prossimo appuntamento con le migliori canzoni dell’Eurovision della decade dal 1978 al 1988!

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