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Eurovision e Comunità LGBTIQ+: cosa lega questi due mondi?

Anche il meno attento ha notato negli anni il forte legame tra la comunità LGBTIQ+ e l’Eurovision Song Contest.

Rappresentanti e/o fan parte di questa comunità hanno segnato la propria presenza in ogni edizione, diventandone in alcune anche il vero protagonista.

Ma come spiegare a chi non fa parte del mondo LGBTIQ+ com’é nato e il perché di questo forte legame con il contest musicale? Abbiamo raggiunto e chiesto ad alcuni dei nostri lettori più fedeli di raccontarci la propria esperienza.

Cosa ti ha attratto dell’Eurovision?

ALESSIA

Sono diventata Eurofan un po’ per caso, nel 2014. Ritengo che l’Eurovision sia un bellissimo esempio di inclusività, non solo per quanto riguarda il rapporto con il mondo LGBT. La vittoria di Conchita ne è stata una dimostrazione. Tuttavia, c’è un aspetto, sicuramente dettato dall’ignoranza, che spesso mi lascia interdetta: molte persone tendono a descrivere l’Eurovision come “roba per i gay”. Ecco, io non sono molto d’accordo su questo: io sono etero, eppure mi diverto a seguire l’ESC in ogni suo aspetto e lo stesso lo fa una mia cara amica, anche lei etero ed Eurofan!

MASSIMO

Mio papà ha sempre seguito l’evento e quindi posso definirmi un fan da sempre. Essendo nato quando l’Italia non era in gara ho dovuto aspettare fino al 2008 per vederlo per la prima volta su San Marino TV. Da quel momento tutto quello che mi era stato detto sull’Eurovision è diventato realtà e non ha per nulla disatteso le mie aspettative. In generale per me l’Eurovision è sempre stato un momento in cui celebrare e autocelebrarsi e questo vale anche per la comunità LGBTIQ+. Vedermi rappresentato in una maniera completamente inclusiva, non stereotipata e senza nessun tipo di discriminazione è una cosa bellissima!

ADAM

L’esatto momento in cui sono proprio diventato fan è stato nel 2012, con l’edizione di Baku e con Euphoria. Mi documentai, mi informai in merito e da lì maggio si è confermato il mio mese preferito (lo era già per il mio compleanno). Un po’ tutto: le scenografie, gli spettacoli, il fatto che diversi paesi si mettessero in competizione, per fa risaltare la propria cultura — oggi meno del solito, va be’ — ma fossero uniti per una sera a godersi uno show del genere. Inoltre mi affascina anche come sia lo specchio musicale di una situazione geopolitica continentale. Io credo che l’Eurovision sia un’ottima occasione per dare voce alla comunità LGBTIQ+ e dar a tutti una valvola di sfogo, magari in paesi dove in quanto a diritti non spiccano. Inoltre ci sono stati momenti rivoluzionari, come la vittoria di Dana International, prima cantante trans a vincere, e Conchita Wurst, prima drag queen a vincere (ma non la prima a partecipare).

FEDERICO

L’Eurovision ha sempre avuto momenti trash, performance particolari, tanta energia e credo che sia per questo che inizialmente attiri la curiosità della comunità LGBTIQ+ o almeno questo è il motivo per cui io mi sono avvicinato. É lo spettacolo pop per eccellenza e mi incuriosiva tutto questo. Al di là di questo approccio iniziale però credo che poi ci si appassioni veramente quando ci si accorge che c’è molto di più dietro, quando si vede che il trash è solo la punta dell’iceberg e che il vero significato della manifestazione è stare assieme ed accettarsi al di là di tutte le nostre differenze. E penso che questo messaggio sia più o meno anche quello che la comunità LGBTIQ+ cerca di far passare, quindi può essere che questi valori analoghi ci avvicinino all’evento. È quasi come se l’Eurovision fosse un altro grande Pride.

MATTEO

L’Eurovision è un momento di celebrazione che nasce in un’Europa dilaniata dalla guerra. Sono passati tanti anni e le guerre che combattiamo sono spesso di diversa tipologia; ancora in molti stati europei le persone gay e trans non sono accettate, completamente o parzialmente. È proprio bello che ci sia un momento di condivisione così grande ogni anno: ti fa sentire parte di una grande famiglia! Il primo Eurovision che ho seguito per intero dall’inizio alla fine è stato quello del 2014, con la vittoria di Conchita Wurst. All’epoca non avevo in chiaro al 100% cosa fossi, non posso nemmeno dire che mi piacesse la canzone vincitrice (che adesso ho rivalutato e amo), ma mi diede tantissima fiducia verso il futuro. Feci coming out per la prima volta poco dopo.

ANDREA

Mi sono avvicinato all’Eurovision con il ritorno dell’Italia nella manifestazione nel 2011, ma più seriamente dopo che ho avuto degli amici che mi hanno invitato a vederlo a casa loro una sera. Il fatto di essere una manifestazione multiculturale e piena di musica mi ha sicuramente colpito. Oltre al fatto che c’è un lato molto sportivo (legato alla gara) che mi piace e mi stuzzica. È il più grande evento musicale LGBTI+ friendly del mondo (o comunque, sicuramente italiano). La comunità LGBT non è rappresentata come una minoranza (come se fosse una quota) ma, come deve essere in un mondo normale, in modo pienamente integrato nella società.

Qual è secondo te il momento eurovisivo più significativo per la comunità LGBTIQ+? E al contrario, qual è stato il momento o l’episodio più sgradevole?

ALESSIA

Sicuramente il momento di orgoglio maggiore per la comunità LGBTIQ+ è stata la vittoria di Conchita Wurst. Al contrario, in generale feriscono le affermazioni omofobe di certi artisti o le politiche anti LGBTIQ+ adottate da certi Paesi (vedi la scusa con cui l’Ungheria si è ritirata quest’anno o i fischi alla Russia nel 2014).

MASSIMO

Personalmente il momento più alto è stato il trionfo di Conchita Wurst nel 2014 e pure il discorso che ha fatto sul palco subito dopo la sua vittoria. Avrò quel momento sempre nel cuore perché lo associo ad un periodo molto complicato della mia adolescenza. Vedere un personaggio forte come Conchita alzare il microfono di cristallo urlando che uniti siamo fortissimi e nessuno ci può fermare mi ha dato il coraggio di far sentire anche la mia voce, di sentirmi unico e meno solo. Gli episodi più bassi non sono propriamente legati agli show, ma sono tutte le dichiarazioni omofobe di alcuni paesi o personaggi. Per esempio, sempre parlando del 2014, i pesanti commenti di Waylon o di Aram MP3 o le dichiarazioni della Turchia che ha affermato di non voler tornare a partecipare anche per la presenza di personaggi come quello di Conchita.

ADAM

Avendolo vissuto, credo sia stata la vittoria di Conchita Wurst. Ma sicuramente anche la vittoria di Dana International avrà inorgoglito la comunità LGBTIQ+. Essendo fresco di EuroRewind, ricordo il commento dello spokesperson lituano che disse a Conchita “è ora di radersi”, ma anche i commenti di Chingiz, Azerbaigian 2019, che disse di provare fastidio nell’essere apprezzato da uomini. Non saprei dirti bene cosa può aver ferito la comunità, ci sono tante cose che possono ferire una persona.

FEDERICO

Credo che primo fra tutti, almeno negli anni recenti, ci sia la vittoria di Conchita. Penso che un primo messaggio sia stato lanciato dalla sua partecipazione e dall’esibizione in sé ed un secondo messaggio dalla sua vittoria. Credo che anche l’interval act svedese del 2013 in cui, tra le varie cose, esortano a seguire il loro esempio sul progressismo nei diritti civili sia stato abbastanza importante. Ma ci sono anche centinaia di piccoli episodi che hanno dato visibilità alla comunità e che con questo hanno contribuito alla sua accettazione.

MATTEO

Tutte le canzoni che celebrano l’amore incondizionato, la vera amicizia, l’empowerment personale, l’emancipazione, la totale inclusione, le libertà; non per forza cantate da artisti LGBT* ma anche da quelli vicini alla comunità. Ogni anno escono rumors, notizie e gossip che rivelano posizioni prese o dichiarazioni omofobe e pro famiglia tradizionale. Trovo sbagliato giudicare una entry solo sulla base delle politiche dello stato dal quale proviene, perché la musica e le idee non hanno confini territoriali; si tratta di prese di posizione a priori basate su luoghi comuni (che è, tra l’altro, tra le lotte della comunità LGBT* verso un’accettazione dal mondo come persone e non sagome). Un altro conto sono gli artisti che si schierano volutamente contro una minoranza: per loro dovrebbe essere vietato accedere ad un evento che mette l’inclusione al primo posto.

ANDREA

Forse la figura e la vittoria di Conchita Wurst, così naturale nel suo stare sul palco e nel suo essere sé stessa, ma anche in maniera così forte (una drag con la barba è un’immagine che nei media e nell’opinione pubblica sicuramente crea “scalpore”). Inoltre la sua figura non fa bene solo alla comunità LGBT in senso stretto, ma ad ognuno di noi. Una società che perde gli stereotipi di genere non può che essere una società più ricca e migliore. Al contrario la partecipazione un po’ da “alieni” di certi paesi dichiaratamente anti-LGBTI+, crea senz’altro delle perplessità…

Conchita Wurst  Eurovision Song Contest 2014 discorso

Pensi che l’Eurovision possa aiutare a far conoscere la comunità arcobaleno ed aiutarla a farla accettare nei vari paesi?

ALESSIA

Personalmente ne sono convinta. L’importante è che anche l’EBU e le varie emittenti europee facciano la loro parte in questo senso.


MASSIMO

Assolutamente si. Negli anni la comunità LGBTIQ+ è stata fortemente rappresentata da personaggi molto diversi tra di loro, per esempio Slavko e Duncan, ma anche Dana International e Conchita, cosa che ha fatto vedere (e accettare) al pubblico tutte le sfaccettature e le differenze anche all’interno del mondo LGBTIQ+. Gli stereotipi e le differenze si abbattono parlando, lottando e facendosi sentire e senza dubbio l’Eurovision in generale sta facendo molto per la nostra comunità.

ADAM

Sì, ne sono assolutamente sicuro! Sostengo sempre che la cultura e l’arte siano strumenti necessari per cambiare il mondo e l’Eurovision porta l’arte e la cultura necessaria per dare forza e ispirare la comunità LGBTIQ+ a cambiare il mondo.

MATTEO

Più che individuare le diverse sfaccettature è spesso un inno ad accettarci così come siamo. È un evento, uno show, in cui ognuno è libero di esibirsi e intrattenere il pubblico senza limiti imposti dalla società. Noi Italiani siamo abituati a Sanremo, alla sua liturgia sempre uguale, al suo tono formale, alle esibizioni molto caste, gli uomini vestiti “da uomini” e le donne vestite “da donne”. Quando feci vedere per la prima volta l’ESC a mia nonna, grande assidua spettatrice del Festival italiano, lo trovò tutto eccessivo: troppi colori, troppa confusione, troppa pelle scoperta… in una parola: trash, e quindi senza importanza. Questo è un ragionamento che fanno molte persone quando lo confrontano con altri programmi televisivi o manifestazioni. Per me è un momento di condivisione, di appartenenza, di festa e spensieratezza. Come il Pride, in cui sfiliamo tutti insieme, allo stesso momento e nella stessa direzione, sulla stessa strada.

ANDREA

Assolutamente sì. La musica è sempre stata il megafono della comunità LGBT* (così come di tutte le minoranze). Un evento come l’Eurovision, visto da milioni di persone in un territorio così vasto e così diverso, non può che essere veicolo di messaggi di pace e di inclusione. Lo stesso fatto di vedere paesi diversi che si sfidano in pace è un grande insegnamento di inclusione (un po’ come lo sono le Olimpiadi o i Mondiali di calcio).

Dana International prima donna trans a vincere eurovision
KOKO | ©

Quali sono secondo te gli artisti che pur non essendo parte della comunità LGBTIQ+ si sono distinti per averla sostenuta?

ADAM

A me verrebbe in mente Eleni Foureira. Sia perché ha dato ai gay tutto ciò che volevano in una esibizione — una bella donna, talentuosa, che offre una canzone super ballabile, una coreografia pazzesca — sia perché ha sempre mostrato supporto alla comunità, cantando pure a vari Pride e a varie serate LGBTIQ+ in giro per l’Europa.

FEDERICO

Se escludiamo quelli che fanno già parte della comunità, non posso non citare la nostra Francesca Michielin, che secondo me è considerabile come ally. Poi direi anche Måns, che mi pare di aver letto in un’intervista che quando lo hanno definito una gay icon ha risposto che pur non essendo gay supporta i diritti LGBTIQ+. Direi inoltre Eleni Foureira e Netta.

ALESSIA

Se non sbaglio, Eleni Foureira è molto attiva nel sostegno alla comunità LGBTIQ+. Anche Netta ha dimostrato di avere un’attenzione particolare a riguardo.

MATTEO

Eleni Foureira, Francesca Michielin e Nina Zilli.

MATTEO

Non ne ho uno in particolare. Un personaggio lontano anche dal pubblico LGBTIQ+ come Gabbani che si mette una giacca con un richiamo arcobaleno e gioca con la scenografia con i 6 gorilla colorati come i 6 colori della bandiera LGBTIQ+ sicuramente ha aiutato. Inoltre ricordo il conduttore israeliano dell’anno scorso che scherza su una foto a petto nudo di Miki (il cantante spagnolo) e lui, etero, sta allo scherzo. Sono piccoli gesti che però significano molto.

Le opinioni dei fan LGBTIQ+ stranieri

Per avere una panoramica completa e universale, abbiamo raccolto anche dei commenti tramite il sito Reddit di fan dell’Eurovision stranieri. Ve li riportiamo tradotti in italiano.

BONOMO

Mi piace il fatto di come durante lo show non si specifichi mai se uno è gay, trans o drag queen. Ci si concentra solo sull’artista e sulle canzoni. Molti partecipanti sono diventati icone gay e/o allies come: Celine, ABBA, Dana, Katrina, Marija, Conchita, Silvia Night, Duncan.

PATROULETTE

L’Eurovision è davvero LGBTIQ+ friendly, nel senso che se un’emittente vuole trasmettere l’evento, deve trasmetterlo dall’inizio alla fine (senza tagli di parti “scomode”, ndr). Questo ha portato, ad esempio, alla rinuncia della Turchia, che non voleva mostrare baci di persone dello stesso sesso. L’Eurovision è una gara seria che incoraggia il diritto di esprimere sé stessi, come si fa a non amarlo?!

LABENYOFI

L’Eurovision ci dà la possibilità di essere ciò che siamo ed è stato uno dei primi show a sostenere chiunque, senza dare importanza alla razza, alla religione o all’orientamento sessuale.

DOUBLEBEGEL

Non capisco le persone che non amano l’Eurovision e lo criticano. La verità è che non conoscono nulla del contest e della storia dietro di esso e non vogliono conoscerlo. Quindi perché stare lì a commentare?

ALPHAGLITCHGIRL

Non sono LGBTIQ+, ma trovo il gruppo di fan dell’Eurovision così accogliente verso tutti! Al liceo sono stata bullizzata per il fatto che seguivo il contest. Poi ho conosciuto tante altre persone a cui piaceva, ho iniziato a studiare media all’Università e sono riuscita a farmi assumere dalla BBC e contribuire a girare video sull’Eurovision… L’Eurovision è il mio posto sicuro… le persone LGBTIQ+ non giudicano gli altri per come sono o chi amano. Sento di aver trovato la mia gente in questa community.

eurovision e comunità lgbtiq+
Susan Yung | ©

Speriamo di avervi chiarito le idee, qualora vi domandaste ancora il perché di tanto amore da parte della comunità LGBTIQ+ verso l’Eurovision Song Contest.

Ma soprattutto, speriamo di aver rimarcato bene i valori che contraddistinguono questo contest e che dovrebbero essere presenti in ogni paese e in ogni comunità: pace, amore, uguaglianza ed inclusione.

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