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Eurovision65: le migliori canzoni della storia del contest (2011–2020)

In questa serie di articoli vi abbiamo voluto portare indietro nel tempo, alla scoperta delle migliori canzoni in 65 anni di storia dell’Eurovision Song Contest. Migliori per cosa? Sicuramente per qualità, emozione, testo e musica non banali, ma soprattutto per il loro essere coinvolgenti! Siamo, ahinoi, giunti all’ultimo capitolo di questa rubrica con l’ultimo decennio dal 2011 al 2020 (se vi siete persi il primo decennio del nuovo millennio lo trovate qui).

Think About Things (Islanda 2020)

E iniziamo proprio con il 2020 quest’ultima carrellata delle migliori canzoni dell’ultimo decennio. La canzone dell’originale Dadi Freyr è stata persino menzionata dal TIME tra le 10 migliori canzoni dell’anno. Probabilmente avremmo avuto un Reykjavík 2021 l’anno prossimo, dato il grande successo in radio, sui social e tra i blog eurovisivi di tutto il mondo che Think About Things ha ottenuto. Sonorità elettroniche, quasi infantili in certi punti, stile alternativo e anticonformista, Dadi si è saputo subito distinguere dalla massa ottenendo un gran riscontro di pubblico.

Never Forget (Islanda 2012)

Musica e composizione raffinati. Una ballad con un ritmo di sottofondo simile al walzer. La struttura, la produzione e la parte strumentale sono curati sin nel minimo dettaglio. Il violino della nostra brava Greta Salòme si fonde con le corde distorte della chitarra e la potenza della batteria. Il tutto ben amalgamato, crea una canzone di una potenza e una cura uniche. L’atmosfera della canzone è a dir poco suggestiva.

Euro Neuro (Montenegro 2012)

Non credevate di trovare questa canzone, vero? E invece è qui. Perchè forse agli occhi e alle orecchie di noi occidentali questa canzone non dice molto, e viene ricordata per il suo essere trash e kitsh. Euro Neuro è però molto di più: è una canzone satirica, di presa in giro verso un Europa post crisi economica in balia di dubbi e incertezze e per la prima volta difronte alle sue contraddizioni. Il rap di Rambo Amadeus si mescola al suono di un sintetizzatore instabile, il ritmo della musica folkloristica siriana del Dabka e ai classici archi della musica turca.

Telemòveis (Portogallo 2019)

Non è semplice descrivere Telèmoveis a causa della sua splendida complessità nella melodia! Il brano è ricco di elementi che richiamano strumenti e sonorità di tutto il mondo. Il kuduro africano, la chitarra folk dei balcani, il koto dal Giappone, il dilruba dall’India, il bouzouki dalla grecia, ritmi iberici che riportano al flamenco ed ovviamente l’immancabile fado. Tutta la ricchezza e la ricerca musicale di questo paese è concentrato in un brano davvero moderno e ricercato.

Repondez-Moi (Svizzera 2020)

Ammettiamo che l’autrice di questo articolo è una fan sfegatata del cantante svizzero, ma ci troviamo qui con questa canzone anche per altri motivi. Piaccia o meno, il brano di Gjon’s Tears è un brano raffinato, dove i vocalizzi la fanno da padrona creando un’atmosfera suggestiva, commovente e potente che non lascia di certo indifferenti. La voce di Gjon rende unica questa canzone, che non sarebbe di sicuro la stessa se fosse cantata da un altro cantante. Tutta la capacità di questo artista e la sua emotività sgorgano fuori in modo incontenibile travolgendo l’ascoltatore, lasciandolo estasiato da così tanta emozione.

Menzione Speciale 1 | Origo (Ungheria 2016)

Canzone scritta e composta da Joci Pápai, che possiamo descrivere a dir poco come un capolavoro. La canzone parla delle difficoltà incontrate dal cantante come membro di una minoranza etnica (in questo caso quella Rom). Di certo è stata un riscatto la sua partecipazione all’Eurovision Song Contest 2016, costellata dal grande successo della canzone, tra le più apprezzate tra il fandom eurovisivo. Scelta originale quella di fondere sonorità etniche rom e rap, che rendono la canzone molto originale.

Menzione speciale 2 | Silent Storm (Norvegia 2014)

In quest’ultimo capitolo di Eurovision 65, vogliamo fare ben due menzioni speciali. Non capita spessa che un’immensa platea di persone rimanga in silenzio durante una performance, ballad o uptempo che sia. Ma è ciò che è successo a Copenaghen nel 2014. Durante i circa 3 minuti della canzone Silent Storm l’unica cosa che si sente è il piano, i violini in sottofondo e la voce di Carl Espen. Proprio come una “tempesta silenziosa”, il pubblico sembra trattenere il fiato e tutta l’emozione che la canzone trasmette, prima di esplodere nel finale in una rumorosa esultanza.

Eccoci arrivati alla fine. Vi ringraziamo per averci seguito in questo viaggio alla scoperta delle migliori canzoni in 65 anni di Eurovision Song Contest.

Ma prima di lasciarci vorremmo conoscere la vostra opinione votando, tra quelle proposte, la migliore canzone in assoluto dell’Eurovision!

Per votare clicca qui. 🙂 Grazie!

Eurovision 65: vota la miglior canzone dell'Eurovision in 65 anni di contest!
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