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Eurovision65: le migliori canzoni della storia del contest (1956–1966)

In questa serie di articoli vogliamo portarvi in un viaggio indietro nel tempo per scoprire (o riscoprire) le canzoni più belle che hanno caratterizzato i 65 anni di storia dell’Eurovision Song Contest.
Iniziamo con il 1956, anno di nascita, fino ad arrivare al 1966.
Non fatevi ingannare dall’età di certe canzoni e non fatevi condizionare dal bianco e nero dei video. Queste sono canzoni attuali e rivoluzionarie, che potremmo benissimo aggiungere alla nostra playlist su Spotify!

Nel blu dipinto di blu (Italia 1958)

Non poteva mancare una delle canzone di Sanremo più iconiche e conosciute al mondo, che inorgoglisce ogni italiano. “Nel Blu dipinto di blu“, o meglio conosciuta con il titolo “Volare“, è un vero e proprio inno. Dalla Cina all’Argentina, passando per la Russia, tutti conoscono il brano cantato da Domenico Modugno. La perfetta intonazione, l’intensità nell’interpretazione e il carisma del cantante colpiscono chiunque. Vi invitiamo a leggere anche la storia dietro al significato e alla nascita del brano, cliccando qui. Persino Dean Martin, Louis Armstrong e David Bowie ne hanno inciso una cover. E per finire il brano rimase per ben 5 settimane non consecutive alla numero 1 della Billboard Chart statunitense. Nonostante abbia più di 60 anni, Volare sembra passare indenne tempi, epoche e mode, e questo ci piace tanto!

Poupée de cire, Poupée de son (Lussemburgo 1965)

Tu mi fai girar, come fossi una bambola (di cera o di pezza)”. A parte l’assonanza con la canzone di Patty Bravo, France Gall portò una canzone che ebbe un grande successo quell’anno. La gente ne comprò in massa le copie e le radio la trasmettevano di continuo rendendola di fatto una hit internazionale. Scritta da Serge Gainsbourg, il rimo scanzonato, il ritornello martellante e facile da imitare, la voce ammaliante e un pò “bambinesca” della Gall rendono Poupée de cire, Poupée de son una canzone fresca e allegra per quegli anni e attuale per i giorni nostri.

Dansevise (Danimarca 1963)

I coniugi Grethe & Jørgen Ingmann portarono un brano davvero ricercato, con un ritmo ammaliante e intrigante. Il suono della chitarra, magistralmente suonata da Jørgen Ingmann, il carisma (da notare come gioca con la telecamera) e la voce da contralto perfettamente intonata della moglie Grethe Ingmann, la composizione eccellente, l’orchestra che si incastra con la voce e la chitarra della coppia senza appesantire, ma creando un crescendo che si adatta alla classe e alla ricercatezza del brano. Forse uno dei vincitori più sottovalutati e dimenticati della storia dell’Eurovision.

Een beetje (Paesi Bassi 1959)

Forse qui andiamo più sul classico, ma la semplicità e l’ironia di Teddy Scholten rendono questa canzone davvero godibile. Gli archi (che forse appesantiscono un pò l’esecuzione rendendola seriosa) sfociano poi in un monologo cantato dalla Sholten e nei fiati della parte finale che al contrario danno un ritmo movimentato alla canzone. Il testo racconta di due amanti nel pieno della loro euforia d’amore. Ad un certo punto il ragazzo chiede alla sua amata -“Sei fedele?“- e qui arriva la risposta un pò birichina della ragazza che risponde -“Un pò!”- (che poi è la traduzione del titolo della canzone).
La risposta è giustificata dal fatto che siamo tutti innamorati di ciò che ci circonda o almeno tutti ci facciamo coinvolgere dall’amore, sotto diversi aspetti. È impossibile, quindi, essere totalmente fedeli ed amare completamente un’unica persona.

Intet Er Nytt Under Solen (Norvegia 1966)

La svedese naturalizzata norvegese Åse Kleveland portò una rivoluzione nell’esecuzione e nel modo di vestire da parte delle partecipanti donne. La voce bassa, la scelta di suonare personalmente la chitarra e di indossare i pantaloni, a differenza delle altre partecipanti donne che indossavano abiti e gioielli e avevano voci più acute, resero la Kleveland rivoluzionaria per l’epoca. La voce convincente accompagnata dalla chitarra, gli archi e le percussioni dell’orchestra, rendono questo brano davvero innovativo e valido. Tra le canzoni dell’Eurovision più particolari e innovative, che forse avrebbe meritato di più del suo 3° posto.

Menzione speciale | Net Als Toen (Paesi Bassi 1957)

Canzone classica di fine anni ’50. Bel canto, bella presenza ed esecuzione semplice ed impeccabile. La canzone è nostalgica e parla di una moglie che rivolgendosi al marito chiede se si ricorda dei loro primi giorni insieme. Il tutto contornata da una certa tristezza e malinconia, come se la fiamma dell’amore si fosse spenta dopo il matrimonio, e la donna rimpiangesse i primi tempi da innamorati trascorsi assieme al marito.
La canzone ha fu incisa anche in francese e tedesco, come era solito in quegli anni.

Al prossimo appuntamento con le migliori canzoni dell’Eurovision della decade dal 1967 al 1977!

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