I falsi miti sull’Eurovision Song Contest

In Italia il nome dell’Eurovision Song Contest è sulla bocca di tutti nel periodo tra febbraio e maggio. La maggioranza delle persone che ne parlano però nemmeno lo conosce per davvero.

Tutto parte durante la settimana del Festival di Sanremo, in cui le persone che non sanno nulla dell’Eurovision partono con giudizi affrettati e ne parlano come se fossero esperti. Parla, la gente purtroppo parla, direbbe Damiano David. Spesso purtroppo anche i nostri commentatori negli anni non sono stati adeguatamente informati. Nemmeno il film Eurovision Song Contest: The story of Fire Saga ha aiutato, avendo sottolineato troppo gli aspetti più kitsch e trash e facendo svariati errori.

La manifestazione canora europea ha però veramente tanto da offrire ed è un peccato che venga spesso discussa per quello che non è. Proviamo quindi ad andare oltre ai luoghi comuni e a sfatare i più famosi falsi miti in materia Eurovision.

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Dal film “Eurovision Song Contest: la storia dei Fire Saga”

“L’Eurovision è la fiera del trash”

FALSO – Il trash opera in molti contesti, ma ciò non rende trash i contesti stessi. Diamo quindi un’occhiata alla lista dei vincitori. Se parliamo di edizioni recenti, brani molto seri come ad esempio 1944 di Jamala hanno vinto. Ma non sono certo delle eccezioni. Poi, chiediamoci, cosa è veramente trash? Molti sono rimasti di questa opinione a causa della vincita di Netta con TOY nel 2018, ignorando comunque molti aspetti interessanti della canzone, che va oltre ai versi di gallina. Oltre alla canzone eccentrica, c’è un’anima, un significato e un modo di interpretare un tema importante, quello del sessismo, in una maniera diversa dal solito (e ne parleremo più avanti). In fondo, non ci siamo forse lamentati quando Occidentali’s karma di Gabbani non è stata recepita nella maniera giusta da alcuni fan internazionali? Come dice il proverbio: Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te. Ovviamente le joke entries ci sono state (Irlanda 2008 per esempio) ma sono davvero in minoranza e stanno diminuendo anno dopo anno.

“L’Eurovision non crea carriere musicali”

FALSO – Perché gli ABBA e Céline Dion sono famosi a livello internazionale? Hanno vinto l’Eurovision Song Contest, rispettivamente nel 1974 e nel 1988. Per loro l’Eurovision è stato il vero trampolino di lancio. Certo, non tutti i vincitori hanno ora una carriera internazionale, ma molti non ne avevano una nemmeno a livello nazionale prima dell’ESC. Molti artisti infatti approdano all’Eurovision dopo aver vinto una selezione nazionale a cui partecipano senza una grande carriera alle spalle. Una nobody come Lena Meyer-Landrut ha vinto nel 2010 per la Germania e oggi è un nome importante nella scena musicale tedesca, ma anche austriaca e svizzera.

Lo stesso Mahmood, pur non avendo vinto l’Eurovision, ha avuto un certo successo negli ultimi anni grazie alla sua partecipazione del 2019 anche oltre il confine italiano. L’album di debutto Gioventù bruciata è entrato nelle classifiche settimanali degli album più venduti in Svizzera, Norvegia e Svezia. L’entry Soldi inoltre è stata certificata due volte platino in Spagna e una volta oro in Francia. Chiaramente non sempre i vincitori diventano famosi per l’eternità, ma in fondo così funziona il mercato discografico: nemmeno i vincitori di tanti talent durano molto. Ma ci sono sempre quelli che, tra tutti, spiccano il volo.

“San Marino non dà mai punti all’Italia”

FALSO – Solo in un‘occasione la giuria sammarinese non ha dato i punti all’Italia, ovvero nel 2014 (e onestamente forse non avevano tutti i torti). Ne avevamo già parlato in un altro articolo. Al nostro ritorno sul palco eurovisivo nel 2011, San Marino ha potuto votarci per la prima volta e ci ha premiato con ben 12 punti. Durante la votazione Nicola Dalla Valle, frontman dei Miodio e spokesperson sammarinese, si è pure beccato dei fischi dal pubblico per questo. Nel 2019 ci hanno dato ancora 12 punti. La giuria italiana invece non ha dato nemmeno un punto al microstato nel 2014 e nel 2019, ovvero gli unici due anni in cui il Titano è approdato in finale. Ooops!

“Basta lo staging per arrivare in alto”

FALSO – Certamente uno staging curato (e qui l’Italia comunque dovrebbe prendere un po’ di appunti) può aiutare a portare una canzone più in alto nella classifica, ma non per forza può salvare un brano dall’arrivare in bottom 5. Ne è un esempio molto recente Monsters di Saara Aalto (2018): la scenografia non ha conquistato né le giurie né il televoto e il brano si è classificato al penultimo posto in finale. In ogni caso, negli ultimi anni all’Eurovision hanno spesso vinto brani con una scenografia minimalista (e privi di coreografie): Satellite, Amar pelos dois, Molitva

“All’Eurovision c’è solo pop”

FALSO – All’Eurovision sono stati proposti svariati generi musicali: opera, jazz, rock (di tutti i tipi), folk e molti altri. Non ha nemmeno sempre vinto una canzone pop. Certo, ci sono dei generi che fanno fatica ad arrivare su quel palco (per esempio il rap), ma la varietà è comunque garantita ogni anno. A livello di generi musicali, quindi, l’Eurovision è molto più eterogeneo di quanto possa sembrare. Ogni anno in finale ci sono 26 brani e non sono di certo tutti pop!

“All’Eurovision funzionano solo i pezzi dinamici”

FALSO – Molto interessante anche questo luogo comune, che può essere smentito in pochi secondi. Le ballad sicuramente andavano forte nelle edizioni dello scorso millennio e su questo non ci sono dubbi, ma continuano ancora a incantarci e… a vincere. Non si può certo definire Arcade un brano molto uptempo, eppure ha vinto l’ultima edizione del Contest, nel 2019.

Probabilmente ci saranno altri luoghi comuni, ma questi sono quelli più popolari. Potremmo parlare anche delle teorie complottiste riguardanti l’Italia e le sue mancate vincite volute dalla RAI, ma questa è un’altra storia…

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