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Intervista | Anton Ewald, partecipante al Melodifestivalen 2021

Il giovane cantante Anton Ewald con il brano New Religion entrerà ufficialmente in competizione questo sabato all’edizione 2021 del Melodifestivalen, la selezione nazionale svedese per l’Eurovision Song Contest. Anton ha già tentato la sua fortuna nella selezione nel 2013, arrivando quarto, e nel 2014, arrivando decimo.

Negli scorsi giorni siamo riusciti a raggiungerlo e con estremo piacere ha accettato la nostra intervista.

L’intervista 💬

È un piacere rivederti al Melodifestivalen dopo ormai sette anni dalla tua ultima partecipazione, cosa ti ha spinto a tornare?

Sì, in effetti è passato del tempo dal 2014, ma ti confesso che non avevo in programma un ritorno. Tuttavia, scrivendo questo brano, New Religion, ho capito immediatamente che sarebbe stato perfetto per il Melfest. L’ho mandato al mio manager e a tutta la squadra, ed eccomi qui.

Lo scorso anno, causa anche la difficile situazione sanitaria, non hai pubblicato alcun brano, quest’anno quali sono i tuoi progetti post Melodifestivalen?

Il piano è quello di rilasciare un E.P, conterrà 6-7 brani, e allo stesso tempo sto lavorando per un nuovo progetto con un altro artista, ma al momento non posso ancora dire molto al riguardo. Quello che posso dirvi è che quest’anno usciranno molti più brani.

Se potessi collaborare con qualsiasi artista, quale sarebbe?

Ci sono tantissimi nomi, direi che cambia molto dal momento. In questo preciso momento direi sicuramente The Weekend.

Di recente ti sei trasferito negli Stati Uniti, questo ha avuto un impatto sulla musica che realizzi? So che vivi a Miami e lì il reggaeton la fa da padrone, ci dobbiamo aspettare nell’E.P anche brani di questo tipo?

Ecco, non lo chiamerei proprio reggaeton in senso stretto, ma ammetto che in uno/due dei brani presenti nell’E.P. il beat è molto coinvolgete. Tutti i brani sono in inglese, ma l’ispirazione sicuramente c’è. A Miami quel tipo di musica è dovunque e ciò ha influito in parte anche le mie produzioni, ma comunque rimangono produzioni pop.

Tornando alla tua entry di quest’anno, per la prima volta partecipi con un brano scritto da te, com’è stato il processo di creazione?

È assolutamente stata una molle infinita di lavoro. Inizialmente ho buttato giù le prime idee nel mio appartamento a Miami. Aneddoto divertente: registravo il tutto nel mio guardaroba perché lì c’era la migliore sonorità. Devo dire che comunque il risultato era molto buono, sembrava fosse fatto tutto in uno studio professionale. Poi, mi sono trasferito nuovamente in Svezia e sin dal primo giorno ho continuato a lavorare continuamente. Qui ho avuto modo di registrare il pezzo in uno studio di registrazione e sistemare tutti i piccoli dettagli. Successivamente è stato il tempo di pensare alla performance e a come mettere in scena il brano. Il lavoro è continuato senza sosta e posso dire di essere abbastanza soddisfatto del risultato. Non sono mai completamente soddisfatto di quello che realizzo, voglio sempre fare meglio e questo credo mi aiuti a migliorare sempre di più. Ho messo davvero tutto me stesso in questa performance e spero piaccia a tutti voi.

Foto: SVT/Stina Stjernkvist

Ormai ci hai abituato con queste performance caratterizzate dalla presenza di balli complessi, come ti stai preparando a quella di sabato? Hai una routine giornaliera pre-impostata?

La cosa divertente al riguardo è che non ho mai ballato così tanto in una performance come quest’anno. La coreografia è davvero complessa, la cosa spaventa molto anche me *ride*. Sto lavorando molto per realizzarla al meglio, nasco comunque come ballerino e questo per me è un enorme vantaggio. Tuttavia, la tecnica da utilizzare sul palco è totalmente diversa, quando canto devo stare attento anche alla mia voce e questo mi impone di respirare in un certo modo e agire in una certa maniera. Sto comunque lavorando molto su quest’aspetto, canto e ballo tutti i giorni, ed ogni giorno sono sempre più stanco ma sto cercando di spingermi al limite per dare il meglio su quel palco sabato.

Ti spaventa essere colui che aprirà la semifinale di sabato? Considerando anche l’assenza di pubblico e che le telecamere saranno sempre su di te?

No, non mi spaventa, anzi, sono molto felice. Non solo perché avrò modo di fare la performance e poi essere libero dalla pressione, ma soprattutto perché penso sia un ottimo punto di partenza per lo show. Il Melfest è una cosa molto importante e credo mi abbiano messo per primo per dare un messaggio, per dire ”ecco, sta iniziando, preparatevi a divertirvi!”

Come descriveresti il brano che ci presenterai sabato?

Descriverei New Religion come un brano up-tempo con molto ritmo, elettronico ma anche molto organico, classico. Sentirete molte chitarre, bassi e anche il pianoforte. Ha questo sapore stile anni ’80, epico per certi versi ma con momenti intimistici. In poche parole, è un rollercoaster di emozioni.

La tua entry svedese preferita dell’Eurovision?

Mi risulta difficile scegliere solo una entry, ne ho tre. Allora, in primis una rock band che non è riuscita a rappresentare la nazione nel 2014: Outrigger con la loro Echo. La seconda, ovviamente, Euphoria di Loreen, ammetto che mi piacque anche la sua prima proposta del Melodifestivalen: My heart is refusing me. L’ultima entry è quella del 2000 di Roger Pontare, When Spirits are Calling my name. Quest’ultima risveglia il vichingo dentro di me, mi viene voglia di andare in battaglia.

Vorresti lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Vi voglio bene e grazie per supportarmi, spero di vedervi presto. Nel mentre, avete cura di voi e di chi vi sta attorno. A presto!

Foto: Sound2kill4

Grazie a Anton Ewald per questa fantastica intervista. Non resta che augurargli buona fortuna nella selezione nazionale svedese!

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