Intervista | Jalisse, rappresentanti dell’Italia all’Eurovision 1997

Hanno scritto una delle pagine più controverse della storia delle Festival di Sanremo. Stiamo parlando dei Jalisse, vincitori a sorpresa all’Ariston nel 1997 e rappresentati del nostro paese all’Eurovision Song Contest di quell’anno con una delle canzoni italiane più amate a livello eurovisivo, ovvero Fiumi di Parole.

Foto: Jalisse

L’intervista 💬

La vostra carriera inizia con Sanremo nel 1996 e nel 1997 con l’intramontabile canzone “Fiumi di Parole” (pezzo molto amato dagli Eurofan di tutto il mondo). Com’è stato ritrovarsi a sorpresa vincitori di Sanremo 1997?

Ricordiamo il giorno prima della esibizione, il lunedí. Nessun giornalista era interessato a farci una intervista, seppure ci conoscessero dal Sanremo Giovani dell’anno prima quando partecipammo con Liberami. Poi il martedì quando cantammo per la prima volta ci fu un boato, schizzammo ai vertici della classifica passando a big e fummo tempestati dai giornalisti.

La vostra vittoria a Sanremo non è del tutto rosea. Da allora vi vene rinfacciato di non averla meritata e vi sono stati posti mille ostacoli per poter tornare su quel palco. Come vi spiegate questo continuo ostracismo nei vostri confronti? 

La nostra vittoria al festival non è rosea perché è limpida! Continuiamo a non spiegarci questo ostracismo, forse perché siamo sempre stati indipendenti, già da allora la nostra vittoria non è stata accettata da molti.

Recentemente avete pubblicato sui vostri social un lungo sfogo per la vostra esclusione dal Festival di Sanremo da 24 anni. Perché le vostre canzoni vengono scartate sempre e come mai dopo 24 anni ci tenete così tanto a salire sul palco sanremese?

È la domanda che ho posto nella lettera, ma nessuno ancora degli addetti ai lavori mi ha dato una risposta. Siamo artisti, produttori del nostro progetto musicale, investiamo e crediamo nell’industria musicale fatta con serietà e coscienza ed il Festival di Sanremo ci ha permesso di arrivare in tutto il mondo anche con la partecipazione all’ESC a Dublino. In quanto imprenditori di noi stessi, piccoli artigiani della musica, sappiamo che il Festival ti permette una visibilità importante che a fatica riesci ad avere in un anno. Poi c’è il legame affettivo, il pubblico.

Dopo la vittoria a Sanremo, sotto pressione vostra e delle case discografiche riuscite a far partecipare l’Italia all’Eurovision Song Contest (nonostante la RAI continui in qualche modo a boicottarvi). Com’è stata quell’esperienza? Come avete vissuto il backstage di quell’evento?

Il nostro ESC 97 è nel cuore perchè abbiamo avuto la possibilità di conoscere un mondo colorato e bellissimo fatto di fans OGAE sparsi in tutto il mondo. Una esperienza indimenticabile, che rifaremmo subito.

L’Eurovision vi ha permesso di avere successo in Europa (avete partecipato anche agli Eurovision Home Concerts di quest’anno). Avete mai pensato di concentrarvi solo sul mercato europeo, magari rilasciando canzoni in lingua inglese?

Si, ci stiamo pensando e stiamo cercando autori in UK e Francia che possano trasformare in lingua inglese/francese i nostri brani.

Come detto prima, l’Eurovision vi ha permesso di avere successo in Europa. Vi farebbe piacere ritornarci?

Immediatamente!!

Foto: Jalisse

Attualmente vi dedicate a progetti di solidarietà davvero importanti. Avete scritto una canzone con i detenuti del carcere di San Vittore di Milano, una insieme ad un poeta fuggito dal regime di Saddam Hussein e molto altro. Cosa vi spinge a scrivere e produrre queste canzoni con una forte valore sociale? E che cos’è per voi la musica?

E se torna la voce Ã¨ stata scritta con Maurizio Fabrizio e Silvano Tognetti ed è dedicata all’esperienza al carcere San Vittore, quando costruimmo una sala prove all”interno di una cella grazie alla volontà della Fondazione Mike Bongiorno. Tra rose e cielo Ã¨ scritta con Younis Tawfik, poeta italo-irakeno e dedicata agli uomini/donne di Pace. Il brano arrivò in un canale televisivo iracheno che lo mandò con i sottotitoli in arabo! Che emozione! Cosa è la musica? Un pettirosso da rispettare e da curare, da imparare a conoscere e da salvare dall’estinzione, ma anche dalla sua commercializzazione strumentale.

Visti tutti gli imprevisti e le difficoltà che avete incontrato lungo la vostra carriera, cosa vi spinge ad andare avanti?

Le soddisfazioni del pubblico ai nostri concerti, i commenti ai brani alimentano la testardaggine e la caparbietà di due artisti che hanno la libertà di raccontarsi. È come dire a qualcuno di rinunciare ai propri sogni. Tu lasceresti il tuo sogno ed il tuo lavoro? Siamo come un fornaio che quotidianamente sforna il pane, anche se poco, ma sai che qualcuno lo desidera e lo aspetta. È la filosofia del made in Italy, dell’artigianato, della qualità che abbiamo sempre difeso, distante dal prodotto puramente commerciale e di facile consumo.

Nonostante questo momento sia abbastanza delicato, quali sono i vostri piani per il futuro?

È uscito l’album Voglio emozionarmi ancora, ascoltabile su Spotify, oppure potete richiederci il cd autografato scrivendoci a info@jalisse.it e vi verrà spedito a casa. Ce lo stanno chiedendo anche da Tokyo e dai Caraibi… siamo felicissimi!

Contiene 10 inediti realizzati durante il lockdown del 2020 oltre al singolo omonimo e ne siamo fieri: è il primo album scritto, arrangiato, cantato, suonato, registrato e mixato in casa da noi due e quindi contiene non solo i pensieri, ma anche i nostri respiri. Stiamo anche aspettando ti tornare a suonare dal vivo, abbiamo un tour pronto per partire. Adesso stiamo chiudendo le musiche per un docufilm italiano in uscita nel 2021…

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Ale e Fabio, i Jalisse.

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