Foto: EBU / Andres Putting

Intervista – Pride | Vasil e la responsabilità di rappresentare la comunità LGBTIQ+

La scorsa settimana abbiamo intervistato Vasil, il rappresentante della Macedonia del Nord ad Eurovision Song Contest 2021. Con lui ci siamo anche intrattenuti su un tema che ci sta particolarmente a cuore: il rapporto tra Eurovision e comunità LGBTIQ+.


L’intervista 💬

L’Eurovision Song Contest è visto come un evento “inclusivo”. Ti ritrovi in questa affermazione?

Certamente. Delle volte ti può essere sbattuto in faccia e delle altre in modo più elegante, discreto ma non per quello meno efficace. Pensiamo a quest’anno. Nikkie presente sul palco portando tutta se stessa e tutto il suo mondo, con quella scelta oculata del vestito (nella seconda semifinale) che rappresenta la bandiera del movimento trans.

Delle volte non è necessario gridarlo, si possono passare messaggi con piccoli gesti, scelte di costumi. E sono comunque scelte importanti, per nulla scontate. Si tratta di trovare il coraggio e usare questa piattaforma per passare un messaggio, anche se costa critiche ed attacchi, perché potrà dare ispirazione alle nuove generazioni.

Io mi sono chiesto molte volte come mai Eurovision attragga così tanto la comunità LGBTIQ+, o forse è il contrario. Tu hai una tua idea?

Sicuramente perché Eurovision è una piattaforma dove vengono rappresentate tante culture e senza filtro. Tanti artisti hanno la possibilità ad Eurovision di fare e dire cose che magari nel loro paese non potrebbero. Certamente si porta appresso il rischio di essere attaccati perché una performance è troppo esagerata, baraccona o semplicemente gay. Ma non bisogna fermarsi all’apparenza, perché c’è molto di più dietro ad una performance over the top.

Figurati poi che i peggiori nemici della comunità LGBTIQ+ sono nella comunità stessa. Le aspettative sono alte e spesso non si contestualizzano. Pensa al mio video di “You” nel 2020. Tanti mi chiedevano perché ballassi con una ragazza, ma le stesse persone non capiscono cosa voglia dire lavorare e vivere in Macedonia. E comunque chi ha detto che un uomo gay non possa ballare con una ragazza?

E comunque c’era un altro messaggio nascosto in quel video… alla fine io e lei eravamo la stessa persona.


Abbiamo detto che il Contest è fatto di performance “over the top”. Il tuo costume di scena rientra in questa categoria. L’avresti usato anche in un contesto diverso?

La domanda è un po’ complicata. Questo abito era stato pensato per Eurovision e quindi non ho mai dovuto pensare di usarlo in altre situazioni, ma forse lo avrei fatto lo stesso. Alla fine le luci, gli specchi e l’aria elegante erano studiati nel dettaglio per veicolare il messaggio della mia canzone.

In realtà è un viaggio iniziato già nel 2019 a Tel Aviv. I colori nero ed oro li avevo già usati sul red carpet con Tamara. E volevo continuare su questo tema, quindi forse in una manifestazione di una sola serata tutto questo non sarebbe stato capito o così evidente.

Pensa poi al fatto che Eurovision ti da l’opportunità di usare tecnologie che magari non avresti nel tuo paese. Se guardi il live-on-tape che abbiamo girato a Belgrado ti accorgerai che non abbiamo potuto usare tutti gli elementi che volevamo.

Sei stato al Sofia Pride e a breve ti vedremo allo Skopje Pride. Come artista Eurovisivo senti la pressione e la responsabilità a partecipare ai Pride?

Pressione no, ma sicuramente la responsabilità di essere su quel palco e rappresentare chi non ha voce. Ammetto che avevo più paura di esibirmi a Sofia che non a Rotterdam. C’erano 10.000 persone ma anche 4 contro-proteste, il tema della sicurezza non è secondario.

E poi mi sono sentito lusingato di essere stato invitato. Ero l’unico artista straniero e sopratutto l’unico nella regione dei Balcani ad essere così vocal su questi temi. Non sono stato obbligato ma ho sentito che era la cosa giusta da fare.

Il tuo coming out pubblico è stato un gesto molto coraggioso. Che tipo di reazione stai ricevendo?

Ci sono commenti positivi e commenti negativi. MI si è aperto un mondo.

Io sono una di quelle persone che nonostante tutto cerca di vedere il lato positivo nelle cose che accadono. Prima della mia intervista per Attitude certamente avevo sentito parlare di cyber bullismo. Una cosa è leggere articoli su questo tema, ma quanto lo sperimenti sulla tua pelle ti rendi conto di quanta cattiveria possa esserci sui social media.

Messaggi di odio, minacce di ogni tipo. Mi ritengo fortunato che mi stia accadendo ora che sono adulto. Avessi 18 anni non saprei come avrei reagito. Con questo genere di messaggi non sono sicuro avrei avuto la forza di salire sul palco di Rotterdam e cantare una canzone come la mia.

Sono molto grato ai miei 13 anni come cantante di opera. Mi ha dato la struttura e la disciplina per affrontare ogni tipo di situazione e comunque andare in scena e fare il mio lavoro.

Ma non ci sono solo i messaggi negativi, ne ricevo tanti da giovani che mi ringraziano per quello che ho fatto. Questo mi fa pensare di aver fatto la cosa giusta.

Come artista LGBTIQ+ trovi che sia una responsabilità quella di prendere una posizione?

Come artista devi sempre chiederti se lo fai per la fama o per lasciare la tua impronta ed essere onesto con te stesso. E se sei sincero la gente lo vede. Puoi essere “discreto” ma se sei “gayer than gay” la gente non è stupida, lo capisce.

Questa non è una domanda solo per me come artista ma anche per te e per tutti. Quando vai a dormire e silenzi tutte le voci nella tua testa, senti di avere la coscienza a posto? Hai fatto tutto quello che potevi?

Sei famoso, hai i like su Instagram e le visualizzazioni su YouTube. Ma vai a dormire tranquillo? Ed è per questo che anche se non sono arrivato in finale quest’anno, posso ritenermi soddisfatto. Lo sto facendo alla mia maniera e come riesco e posso. Ma sto facendo qualcosa per migliorare la vita degli altri.

Vuoi augurare qualcosa ai nostri lettori per il mese del Pride?

Il mese del Pride non è solo uscire e urlare al mondo o fare festa. Sono tutti quei piccoli passi che si fanno ogni giorno.

Certo godetevi il Pride, festeggiate, siate voi stessi e non abbiate paura di nulla. E non dimenticatevi mai di dire “ti amo” alle persone a cui volete bene. Dobbiamo supportarci a vicenda e ricordarci sempre che la libertà non è un diritto acquisito.

Voglio ringraziare tutti per i bei messaggi che mi state mandando. Per me vogliono dire davvero molto e quindi continuate pure mandarli!


Ringraziamo ancora una volta Vasil per il tempo che ci ha dedicato, per la sua totale trasparenza ed onestà e ci auguriamo presto di poterlo vedere dal vivo in un Pride in Italia!

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