Foto: Lingmerth Photography

Intervista | Tess Merkel, partecipante al Melodifestivalen 2021

Un volto noto al Melodifestivalen di quest’anno è quello di Tess Merkel. La cantante svedese è al primo tentativo da solita, dopo una carriera ventennale con gli Alcazar. Con i suoi compagni di avventura ha tentato la fortuna ben 5 volte al Melodifestivalen, finendo sul podio ben tre volte. L’ultima partecipazione è proprio il terzo posto di Blame it on the disco.

Negli scorsi giorni siamo riusciti a raggiungerla e con estremo piacere ha accettato la nostra intervista.

L’intervista 💬

È un piacere rivederti al Melodifestivalen con questa esperienza da solista. Cosa ti ha spinto a tornare?

Dopo lo scioglimento degli Alcazar (nel 2018) mi sono messa a lavorare alla mia musica. Ho iniziato a scrivere “Good Life” e devo dire che ha preso tante strade diverse fino ad arrivare alla forma che vedrete questa settimana. Ha un messaggio di gioia, speranza e festa. Quello che abbiamo bisogno in questo momento.

Magari siamo noi ad essere maliziosi. Hai intenzione di ripercorrere i passi della tua amica Lina Hedlund (ex Alcazar) e partecipare in gara quest’anno per poi condurre il Melodifestivalen l’anno prossimo?

*ride* Guarda in questo momento direi che vivo alla giornata. Sono già molto felice che la mia canzone sia inserita nel cast del Melodifestivalen. Partiamo da lì. Avrò 3 minuti per mettere in scena il mio show e tutta me stessa, perché vedrete 100% Tess sul palco.

Poi certo se mi chiedessero di condurre direi di sì senza nemmeno pensarci un attimo.

Hai detto che sul palco sarà 100% Tess. Puoi dirci cosa dobbiamo aspettarci?

Sarà una festa, tanta energia e good vibes. Quello che voglio fare è ispirare gli spettatori ad apprezzare quello che hanno, pensare che il bicchiere è mezzo pieno. E soprattutto non smettere mai di sognare e credere in se stessi.

Il palco quest’anno è molto diverso dal solito. Ti spaventa?

Ho un team fantastico, con il quale ho preparato una performance pazzesca. Quindi niente paura, mi fido di quello che il team ha preparato.

Hai partecipato 5 volte con gli Alcazar e quest’anno sarai da sola sul palco. Che effetto fa?

I miei 20 anni di carriera con gli Alcazar sono stati uno spasso. Tanto lavoro ma ripagato da soddisfazione e divertimento, lo rifarei mille volte. Questo chiaramente mi fa andare al Melodifestivalen con tanta tranquillità. Conosco i meccanismi, quello che può andare storto.

Però è anche vero che ero abituata ad essere circondata da persone e quest’anno me la devo cavare da sola. È una sfida ma non sono spaventata.

Hai visto la prima semifinale? Cosa ne pensi dello show senza pubblico?

Sarà strano. Un artista senza pubblico non è nulla. Le reazioni, la partecipazione, gli applausi del pubblico sono quella carica in più che ti spinge ad esibirti. Sono adrenalina pura.

L’assenza del pubblico sicuramente influisce sulle performance e sulla qualità globale della competizione. Ma non c’è alternativa in questo momento.

Adesso vogliamo percorrere un po’ la memory lane degli Alcazar e riportarti in Italia. Siete stati per due anni al Festivalbar e vi siete esibiti all’Arena di Verona. Che effetto fa?

È sicuramente uno di quei momenti che non scordi facilmente. Già la location era mozzafiato, ma il boato del pubblico ci ha letteralmente lasciato di sasso. La nostra casa discografica italiana, la BGM, ci aveva detto che il pezzo (Crying at the Discoteque) stava andando molto bene. Mai però ci saremmo immaginati 20.000 persone che ballano e cantano la nostra canzone.

Cosa ricordi delle vostre performance italiane?

Ogni volta che ci dicevano “vi hanno invitato al Festivalbar” eravamo felici. Perché abbiamo sempre trovato il modo di allungare le nostre presenze per fare delle piccole vacanze. Era proprio la good life: posti unici, buon vino e il cibo. Quanta pasta e mozzarella di bufala che ho mangiato!

Però qualche tempo dopo siete tornati in Italia per presentare “Alcastar”…

Che esperienza! Non ho ancora capito come la nostra canzone sia diventata un inno gay in Italia. Cioè gli Alcazar sono stati LGBTIQ friendly fin da subito, non ne faccio mistero. Però questa cosa è davvero andata oltre ogni aspettativa, anche perché la casa discografica non aveva promosso il singolo in Italia. Trovarci davanti ad un pubblico che conosceva le parole, la coreografia e sopratutto la mia parte parlata a memoria. *ride*

Però siamo stati molto felici. E sicuramente Alcastar si sposava benissimo in quel contesto. È una canzone che invita ad accettarsi per quello che si è, indipendentemente dal proprio colore dell’arcobaleno.

Gli Alcazar nel 2005 al Mamamia di Torre del Lago

Accantoniamo gli Alcazar e torniamo al presente ed il futuro di Tess. Quali programmi hai per i prossimi mesi?

La mia missione è quella di creare una community. Il Melodifestivalen è solo un punto di partenza per spargere il messaggio di “Good Life“. La mia musica vuole connettere tutti quelli che si sentono trascurati, soli e che non credono in se stessi. Io voglio dirvi che tutto è possibile, basta volerlo.

Dopo la semifinale pubblicherò i vocals della mia canzone per dare tutti, ovunque siano, la possibilità di creare dei remix. Siate coraggiosi e creativi!

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Seguitemi su Instagram, troverete tutte le mie idee e i miei prossimi progetti per il movimento “good life”. Let’s keep in touch! Ciao!

Foto: SVT/Jan Danielsson

Grazie a Tess per questa intervista interessante. Le auguriamo tutto il meglio per la semifinale del Melodifestivalen e aspettiamo di vedere i suoi prossimi progetti, magari in Italia!

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