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Intervista | Torino in Foto: storie ed itinerari inediti della città ospitante dell’Eurovision 2022

Dopo esserci leccati i baffi con il viaggio nella cucina culinaria torinese assieme allo chef Andrea Amerio, è ora di conoscere meglio Torino come città: la sua storia, le emozioni che trasmette e cosa aspettarci da essa…in foto!

Per questo abbiamo contattato Stefano Rattalino, cuneese trapiantato a Torino e innamorato della città. Stefano ha un profilo Instagram, Torino in Foto, che vi invitiamo a visitare , attraverso il quale ci mostra scorci sconosciuti e ammalianti della città.

L’intervista 💬

Ciao Stefano! Parlaci un po’ di te e del tuo rapporto con Torino.

Ciao! Sono Stefano ed ho 30 anni. Frequento Torino da circa 10 anni, inizialmente l’ho conosciuta attraverso l’occhio del pendolare studente, dovendomi spostare da Cuneo per un anno per terminare degli esami all’Università. Esami che erano rimasti indietro e che ho dovuto svolgere a Torino, ma direi che l’occasione è stata propizia per conoscere questa città, che ha molti lati positivi e che mi ha colpito per la sua ricca offerta culturale. Anche se i miei primi ricordi di Torino risalgono a quand’ero bambino, avendo alcuni parenti che vivono ancora qui nei pressi della Chiesa della Gran Madre.

Sei talmente appassionato della città da conoscerne molto bene la storia! Ce ne racconti almeno una parte ed anche qualche aneddoto poco conosciuto?

Torino nasce come accampamento militare, fondata dai Romani. Infatti il suo nome originario è Augusta Taurinorum e i suoi cittadini erano chiamati taurini. Da lì nasce il simbolo di Torino, il famoso Toro, che possiamo trovare ad esempio, sulle fontane sparse per la città ed anche fuori dall’Università Einaudi. Anche la sua struttura molto rettilinea e regolare è dovuta al suo impianto originario. Riguardo qualche aneddoto posso raccontarti la storia della Mole: progettata dall’architetto Alessandro Antonelli (dal quale prende il nome ndr.) nasceva come tempio israelitico, ma non piaceva a nessuno.

Per la sua forma venne paragonata alla Tour Eiffel, ma al contrario di questa che è una semplice struttura in ferro, la mole è fatta anche, tra gli altri, di mattoni, e presentava all’epoca un progetto molto ambizioso ed all’avanguardia. Nonostante gli oppositori è diventata pian piano il simbolo della città per eccellenza. Nel 1953 ha rischiato di essere distrutta da un uragano straordinario che colpì la città e riuscì a spezzare la guglia della Mole, che venne ricostruita e sormontata dalla stella che vediamo tutt’oggi.

Un altro monumento con una storia altrettanto controversa è la Torre Littoria, conosciuta anche come il dito del Duce, che si trova in piazza Castello. Fu il primo grattacielo di Torino, e fu costruito in piena epoca fascista. Non piaceva a nessuno questo monumento che puntava verso il cielo, spezzando la regolarità dei palazzi e le linee rette ed ordinate delle strade.

Anche sulla Basilica di Superga, che si trova in zona precollinare, c’è un piccolo aneddoto da raccontare: la basilica è stata costruita dal Principe Eugenio e dal Duca Vittorio Amedeo II per far fede ad un voto fatto alla Vergine Maria dall’architetto Filippo Juvarra che aveva fatto abbassare la collina per realizzare l’opera che si trovava su un suolo scosceso. Venne perché si credeva che la promessa fatta a Maria avrebbe permesso ai Savoia di sconfiggere l’assedio su Torino da parte dei francesi.

Attraverso la tua pagina Instagram Torino in Foto, ci presenti scorci talvolta sconosciuti o perlomeno particolari. Che posti consigli di visitare che non siano mainstream e poco battuti dai turisti?

Per prima cosa consiglierei tutto il centro storico. Borgo Po, Vanchiglia, ma anche il quartiere Crocetta (leggermente decentrato dal centro storico, dove si trova la stazione di Porta Nuova ndr.), merita di essere visitato per i suoi ricchi palazzi in stile Liberty. Mentre non molto distante dal centro storico c’è Casa Fenoglio La Fleur, che sembra più una villa che una casa, data la sua mole. Anch’essa è un simbolo dello stile Liberty, fu una struttura nuova ed inusuale per l’epoca, che provocò dissenso, ma è entrata tra i simboli della città. Poi ci sono Palazzo Reale e Madama che meritano di essere visitati, ed il Museo Accorsi- Ometto, una chicca per l’arte Liberty e l’Art Nouveau.

I fondatori del museo omonimo Accorsi-Ometto

Quest’ultima è stata creata dai due collezionisti dai quale il museo prende il nome, che viaggiavano per l’Europa alla ricerca dei pezzi più pregiati. Avendo collezionato così tanti mobili, quadri e suppellettili di differente valore, decisero di creare questa casa museo, per contenere tutti gli oggetti. Tra i tanti si può ammirare il mobile più bello del mondo. Un mobile realizzato da vari maestri ebanisti tra cui Pietro Piffetti e Gabriele Capello, che erano al servizio dei Savoia. Il mobile fu una realizzazione audace per l’epoca, realizzata in avorio e madreperla (oltre al legno pregiato e tartaruga ndr.). Oltre ai luoghi citati, anche il Casa della Vittoria, conosciuta come il palazzo dei draghi, (poco distante dal centro ndr.) merita di essere ammirato.

Il museo più bello del mondo nella casa museo Accorsi-Ometto | ©️ Stefano Rattalino

Anche se avete già parlato di cibo, ci tengo a indicare due luoghi legati al cioccolato. Cioccolato portato dai Savoia e originariamente bevanda pregiata ed aristocratica, diventato un binomio con la città di Torino. Tra i tanti mastri cioccolatai non posso non citare due cioccolaterie storiche: la cioccolateria di Guido Gobino, in Via Cagliari 15/b dove si trova la fabbrica e sede storica visitabile su prenotazione, mentre i negozi si trovano in Via Lagrange 1/A e C.so Vittorio Emanuele II, 72. Un’altra cioccolateria storica è Peyrano, che si trova in corso Mocalieri, 47.

Galleria Subalpina che collega Piazza Castello a Piazza Carlo Alberto | ©️ Stefano Rattalino

Secondo te, Torino potrebbe risollevarsi dopo un periodo di “appiattimento”?

Purtroppo dopo le Olimpiadi invernali del 2006, Torino ha conosciuto un periodo di appiattamento. Ci sono stati due eventi che hanno mandato un pò in crisi l’identità della città: la pandemia e la tragedia di Piazza San Carlo. Questi due eventi funesti hanno confuso la città, facendole perdere la sua verve. Dall’800 in avanti fino ai primi 2000 oserei dire, Torino aveva la sua identità ed era la città industriale per eccellenza, grazie alle più importanti industrie dislocate sul territorio, prima tra tutte la Fiat. Ora Torino è in cerca di una nuova veste, e si sta cercando un approccio diverso all’industria, come il settore terziario, il cibo, l’attrazione turistica, i musei, l’accoglienza. Torino è alla ricerca di sé, e bisogna aiutarla, ma gli ingredienti per portarla di nuovo in auge ci sono tutti.

Attraverso la tua pagina Instagram ci fai conoscere Torino. Cosa ci possiamo aspettare da questa città?

Ci tengo a precisare che non sono un fotografo professionista. Ho creato la pagina mettendo assieme due soggetti ai quali sono molto legato: Torino, ovviamente, e la fotografia. Sono un’autodidatta, non conosco le tecniche del mestiere. Quando sono attratto da qualcosa che suscita il mio interesse lo fotografo. Il mio unico “trucco” è quella di sfruttare la luce e di utilizzare un Iphone! È nato tutto in modo molto vero e spontaneo e spero che chi visita la pagina lo capisca.

Chi visita Torino deve sapere che visita una città ricca di cose da vedere e che non ha niente da invidiare alle altre realtà più grandi. Purtroppo non è molto conosciuta all’estero, è questo è una mancanza che solo gli attori istituzionali possono far fronte, facendo maggiore campagna e sponsorizzando di più la città. Posso dire che il Piemonte non si sa vendere, ed è un peccato, ma come detto si tratta di un argomento politico e spetta alle istituzioni. Come tutte le città ha alcune sfide da affrontare, come la sicurezza e la gestione delle periferie, ma è sicuramente una città che può vantare i suoi lati positivi e chi la visiterà troverà la grande accoglienza e cortesia piemontese ad attenderlo.

Come descriveresti Torino in poche parole?

Vorrei utilizzare una una citazione del filosofo Nietzsche, che abitò a Torino in via Carlo Alberto:

Torino non è un luogo che si abbandona.

Friedrich Wilhelm Nietzsche

Sicuramente, chi verrà a visitare Torino ci ritornerà.

Grazie a Stefano per il tempo che ci ha dedicato e per averci fatto conoscere meglio la città che ospiterà l’Eurovision 2022! Fate un giro sul suo profilo Torino in Foto!

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