© Bojan Stoilkovski

Intervista | Vasil, la voce di chi voce non ha

Nonostante la qualificazione mancata alla finale di Eurovision 2021, la storia ed il percorso di Vasil non ci ha lasciato indifferenti.

Abbiamo avuto l’occasione di fare una chiacchierata con l’artista della Macedonia del Nord e ci ha parlato della sua esperienza a Rotterdam. E di tanto altro.


L’intervista 💬

Vasil, è passato quasi un mese da Eurovision. Quale ricordo ti porti nel cuore?

Sembrerà banale, ma la mia performance sul palco di Rotterdam. Tutto il lavoro puntava a quello. Nonostante la non qualificazione sono ancora molto orgoglioso di quello che ho fatto, anzi sono ancora shockato dalla calma e naturalezza con la quale sono salito sul palco e ho cantato la mia canzone.

Salire su quel palco per me non era per nulla scontato. Non parlo della pandemia, ma visto lo scandalo che mi ha travolto in Macedonia io non ero nemmeno sicuro che avrei messo più piede a Rotterdam. Il fatto di aver cantato così bene e con quella calma, rappresentando il mio paese, la tv nazionale e me stesso, per me è pari ad una vittoria.

Quale effetto ti ha fatto entrare sul palco a Rotterdam?

L’energia della prima semifinale è stata fantastica. In fin dei conti era la prima volta che tutti eravamo a Rotterdam, sullo stesso palco. C’era questa sensazione che il peggio era alle nostre spalle e poco a poco si tornava alla normalità. C’era il pubblico, senza distanza e mascherine, che cantava ed urlava.

Davi per scontato di avere il pubblico alla Ahoy Arena?

Sinceramente ero pronto per ogni scenario. E devo dire che con “Here I Stand” che è una ballata molto intima avrei avuto tanta emozione anche in uno palasport vuoto. Con la canzone dello scorso anno (“You”) non avrebbe sicuramente funzionato allo stesso modo, avrei avuto bisogno dell’energia del pubblico per poter esprimere al meglio le emozioni ed il ritmo.

Tu sei stato anche a Tel Aviv 2019 (come corista di Tamara, ndr). Che differenze hai notato in queste due partecipazioni?

L’energia e la voglia di salire sul palco erano esattamente le stesse, anche se le cose sono andate in modo opposto. Nel 2019 eravamo primi per le giurie e quest’anno ultimi, alla fine sperimenti un po’ tutto. L’importante è andare e dare il 100%.

Certamente una differenza enorme tra il 2019 e quest’anno è che due anni fa si poteva interagire con le altre delegazioni, gli artisti, fare interviste dal vivo. Quest’anno è stato un po’ più impegnativo ma grazie ai social media ci siamo riusciti lo stesso.

Tutti e due ridiamo. Effettivamente se non fosse stato per la pandemia non avremmo nemmeno preso in considerazione di fare una intervista via zoom.

Nonostante le restrizioni abbiamo visto che hai comunque stretto delle amicizie a Rotterdam.

Certo, ma sono amicizie nate sui social media. Non dimenticare che molti di noi sono tornati dopo il 2020. Con Lesley, ad esempio, siamo rimasti in contatto per mesi e ci siamo visti per la prima volta a Rotterdam. Anzi, il primo abbraccio è avvenuto solo dopo la prima semifinale. Un abbraccio liberatorio, quasi naturale mi verrebbe da dire.

Questa foto è un po’ assurda perché sembra quasi che io sia felice che lei sia triste. Ma non è quello che importa. Il messaggio è che Eurovision fa incontrare le persone ed è davvero quello lo spirito della manifestazione. O almeno dovrebbe esserlo per me.

Con VICTORIA invece a Rotterdam non c’era stato modo di incontrarsi perché eravamo in semifinali diverse e hotel diversi. Quindi la prima occasione è stato il Sofia Pride qualche giorno fa.

Sono sicuro che ci saranno altre occasione per incontrarsi.

Allora possiamo aspettarci qualche collaborazione?

E chi ti dice che non stia già succedendo. (ride)

Ne stiamo parlando, ci stiamo pensando. Non mi sbilancio, dovete avere un po’ di pazienza.

Cosa ne pensi del risultato finale di Eurovision 2021? Sei contento?

La prima volta che ho visto i Måneskin sul palco ed il modo in cui si sono presentati ho detto “that’s it, questi vincono”.

Ammetto che la canzone francese era una delle mie preferite. Quando ho visto il suo video tra la serie degli altri finalisti mi sono detto che questa era una seria competitor, materiale per la vittoria finale.

E per quanto riguarda il mio risultato sono davvero tranquillo. Ho cantato bene e ho dato il meglio che potevo in quel momento. Magari suonerà banale, ma nel 2021 essere riusciti a portare a casa un Eurovision, dovremmo davvero sentirci tutti dei vincitori.

In fin dei conti Eurovision è anche una piattaforma per presentare te stesso e la tua musica. Non trovi?

Assolutamente. E nel caso della mia canzone era esattamente il palco che volevo. Poter contare su una canzone che desse voce agli invisibili, a quelli che non vengono ascoltati da nessuno, chi non ha voce.

I messaggi che sto ricevendo da ogni parte del mondo e da persone di ogni età per me sono come una vittoria.

Il prossimo anno Eurovision sarà in Italia. Un uccellino ci ha detto che hai qualche legame con il nostro paese…

Verissimo. Nel 2004 sono stato a Milano a studiare canto. Sono rimasto per un anno. E ho fatto canto lirico per 13 anni, quindi il 70% del mio repertorio è in italiano. Un po’ lo parlo, ma con un linguaggio un po’ forbito, quello dell’opera. Quando mi capitava di parlare con qualcuno mi dicevano che usavo delle parole “strane”.


La prossima settimana pubblicheremo la seconda parte dell’intervista a Vasil. Abbiamo parlato con lui della relazione tra Eurovision, comunità LGBTIQ+ e Pride.

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