Italia: 2011–2021, i nostri primi 10 anni dopo la lunga pausa

Come ben sappiamo, l’Italia si è ritirata dall’Eurovision nel 1998, dopo il grande successo coi Jalisse nel 1997. Per ben 13 anni l’Italia è scomparsa, puf! Noi ci siamo divertiti a pensare a chi ci avrebbe potuto rappresentare in questi anni di oblio, tra scelte non proprio esaltanti ad altre che ci hanno fatto sognare ad occhi aperti. Vi abbiamo anche elencato gli innumerevoli motivi per i quali l’Italia si ritirò, tra mancanza di interesse, alla poca condivisione per come stava evolvendo il contest europeo (che si stava man mano sempre più allontanando dai canoni sanremesi).

Dopo 13 anni siamo tornati. Nel 2011 l’Italia fa il suo ingresso dalla porta principale come uno dei paesi dei Big Five, con finale assicurata e trionfale secondo posto. Vogliamo però analizzare il nostro nuovo percorso all’Eurovision Song Contest, guardando a cosa è andato storto e cosa dovremmo migliorare per il futuro…

2011 | Raphael Gualazzi, 2° posto (Giovani o Big?)

Dato che l’Eurovision ha un pubblico prevalentemente giovane, la Rai pensa bene di mandare per il primo anno dopo la lunga assenza il vincitore della categoria Giovani di Sanremo di quell’anno. Strategia che può essere condivisibile, ma dalla quale si denota sin da subito il ragionamento dell’Italia: mandiamo quello che ci pare, tanto piaceremo lo stesso. Il che è in parte vero, ci sono molti Eurofan stranieri che adorano l’Italia, e la lingua italiana è sempre apprezzata. Ma forse un ragionamento più in chiave “cosa piace al di fuori dell’Italia” oppure “che tipo di canzoni funzionano meglio all’Eurovision” non guasterebbe.

Nel 2011 Raphael porta una ballad classica Jazz, cantando in italiano e in inglese, accompagnato da musicisti, creando un’amtosfera molto classica ma che rispecchia quello che ci si aspetta dall’Italia: buona musica e buon canto. Di sicuro il secondo posto fu più merito dell’euforia dei fan europei di ritrovarsi la loro amata Italia dopo tanti anni di assenza e di un anno del punto di vista delle proposte alquanto debole. Non male come inizio, ma si poteva fare di più.


2012 | Nina Zilli, 9° posto (Tutto pronto per lo staging… ah no!)

L’anno dopo la strategia cambia e la Rai decide di alzare il livello della proposta pescando un’artista dalla categoria Big di Sanremo, ma sempre rimanendo nell’ambito di artisti semi sconosciuti. Si tratta anche della prima volta in cui un’artista viene selezionato dal Festival Di Sanremo, ma partecipa all’Eurovision con una canzone diversa. Anche qui la strategia non è male. Pescare dal parterre di artisti partecipanti a Sanremo e scegliere tra essi quella che può essere la proposta o il cantante più eurovisivo è un’idea sollecitata da alcuni fan (leggi: Elodie doveva rappresentarci nel 2020 ndr). Perché vincere Sanremo è una cosa, partecipare all’Eurovision è un’altra.

Nina Zilli porta il brano l’Amore è Femmina, cantata in parte in italiano ed in parte in inglese. Con Nina iniziamo a vedere la scarsa attenzione dell’Italia per lo staging, per seguire sempre la filosofia del “facciamo ciò che ci pare (anche nulla) tanto piaceremo lo stesso”. Il palco di Baku era enorme, è vero, ma vedere Nina con le 3 coriste relegate a metri di distanza da lei è desolante. Dei ballerini attorno avrebbero di sicuro riempito il palcoscenico e trasmesso un maggiore entusiasmo al pubblico. Purtroppo questa non sarà la prima volta che lo staging italiano lascia dubbi e scontenti


2013 | Marco Mengoni, 7° posto (I vincitori del Festival: Capitolo 1)

Nel 2013 si cambia ancora strategia, e la Rai decide di non fare alcuno sforzo e di mandare all’Eurovision direttamente il vincitore di Sanremo (che ovviamente non è obbligato e può decidere di non partecipare… diciamo che si tratta di una opportunità in più che il vincitore può decidere di sfruttare o meno ndr). Inizia quindi la serie dei vincitori di Sanremo, che è rimasta quasi intatta fino ad oggi.

Nel 2013 Marco porta L’Essenziale, un ottimo brano che aveva ricevuto grande riscontro di pubblico e critica in Italia. Ma come dicevamo per Raphael Gualazzi, non per forza ciò che è di successo in Italia ha fortuna in Europa. Anche qui denotiamo una mancanza di prospettiva e di apertura mentale. E come dicevamo per Nina Zilla, lo staging, che dovrebbe aiutare il brano, viene praticamente ignorato. Il brano è valido, Marco fa il suo, ma quello che vediamo è un povero ragazzo smarrito ed anche un pò sopraffatto dall’enorme situazione che sta vivendo. Un pò più di consapevolezza e di presa di posizione ci avrebbero aiutato ad ambire, in un anno non proprio fortissimo, a qualche posizione più alta.


2014 | Emma, 21° posto (Cosa diamine è successo?!?)

C’è chi la loda, chi la critica. Quel che è certo è che la partecipazione di Emma nel 2014 ha portato scompiglio tra i fan italiani. Prima (ed unica) volta che un artista viene scelto internamente. Tutto sembra andare per il verso giusto, la RAI sembra volersi focalizzare solo sul Contest e gestire la partecipazione all’Eurovision come una cosa a prescindere da Sanremo. Ma quel che ne è venuto fuori è stato un mezzo disastro. Performance realizzata all’ultimo minuto, staging che per l’Italia equivale a mettere dei poveri musicisti che suonano degli strumenti per finta, ed attitudine totalmente sbagliata. Mettici lo scandalo della mutanda e ci siamo giocati l’anno. Inoltre, la troppa carica da concerto della Marrone non si rivelò per nulla efficace: troppa euforia e troppa carica possono destabilizzare i fan e le giurie…


2015 | Il Volo, 3° posto (Grande Dolore)

Nel 2015 abbiamo tentato la carta della lirica. Approfittando della vittoria del trio de Il Volo, già conosciuto e con esperienze in ambito intenazionale, abbiamo creduto per la prima volta dal nostro ritorno di farcela. Primo posto per il televoto, ma… soltanto 6° posto per le giurie. Forse i professionisti ci hanno giudicati troppo classici per il Contest? Può darsi, di certo l’opera non è un genere molto eurovisivo, anche se i brani lirici che vi hanno partecipato hanno avuto un discreto successo.

I tre tenori si sono presentati a Vienna con lo spirito giusto e con una preparazione ad hoc per il Contest, il che gli fa onore. Purtroppo il tallone d’Achille dell’Italia continua ad essere lo staging. Per la prima volta ci cimentiamo anche noi con le immagini e la scenografia visiva. Solo che il tutto è troppo ombroso, troppo scuro, quelle statue che dovrebbero rappresentare il patrimonio culturale italiano sono solo cringe e per nulla idonee al tipo di spettacolo e alla canzone. E in un’edizione dove a vincere è stato chi ha saputo giocare bene con gli elementi visivi, persino tridimensionali, la nostra è stata una zappa sui piedi. Della serie, “Riprova sarai più fortunato!”.


2016 | Francesca Michielin, 16° posto (Il mercato di Bassano)

Sembra di diventare monotematici, ma anche qui: cosa diamine è quello staging?!? Nonostante Francesca Michielin si sia rivolta alla coreografa danese Nicoline Lindeborg Refsing, quello che ne è uscito fuori è qualcosa di molto dubbio gusto. Va bene creare uno staging semplice, un pò colorato e fiabesco, ma qui non ci siamo! Cos’è quell’albero sullo sfondo? E quella frutta appesa che fa tanto mercato ortofrutticolo? E poi, cos’è la piantina tenuta in mano dalla Michielin a fine esibizione? Cosa sono quei disegni fastidiosi che corrono sullo schermo? No, non ci siamo proprio! Non è per nulla coerente con la canzone e non trasmette nulla allo spettatore, che guardando ciò non si sente minimamente colpito o coinvolto. Unica nota positiva (perchè la canzone era nella media) l’entusiasmo della Michielin, da sempre Eurofan dichiarata, che nonostante tutto è ancora ben voluta dal fandom.


2017 | Francesco Gabbani, 6° posto (Da super favorito a…)

Nel 2017 credevamo davvero di avercela in pugno la vittoria! La Occidentali’s Karma mania avrebbe travolto anche l’Europa dopo il grande successo riscosso in patria. Ma purtroppo ci siamo dinuovo scontrati con la dura realtà. L’Eurovision è un’avventura da prendere sul serio, organizzando il tutto nei minimi particolari e cercando di non farsi sopraffare dall’enormità che può essere un’esperienza del genere.

Con Francesco abbiamo portato sicuramente una canzone allegra, ed abbiamo finalmente osato un pò di più con i colori e la scenografia. Ma il risultato finale non è dei migliori. I 4 coristi non sono più un riempitivo inutile che altro, non ci sono ballerini, giochi con la telecamera incalzanti, e sembra che Francesco si perda un pò davanti a tutta quella gente. La scimmia, che doveva essere l’elemento principale della performance, sembra un’aggiunta di poco valore e, come detto, Francesco non riesce a sostenere tutto il baraccone da solo.


2018 | Ermal Meta e Fabrizio Moro, 5° posto (Quando non riesci a vincere neanche con il messaggio di pace)

Una cosa che possiamo affermare è che in questi 10 anni le abbiamo davvero tentate tutte: dalla ballatona classica, al pop scatenato, alla lirica. Nel 2018 abbiamo cercato di vincere con una ballad mid-tempo drammatica, con all’interno un messaggio di pace. Nada, Nein, Nulla. Quella del 2018 è stata forse una delle nostre esibizioni più evanescenti. Evanescenti perchè non ha trovato riscontro dopo l’Eurovision. Sia Ermal che Fabrizio non hanno visto realizzarsi dei progetti internazionali, come vorrebbe una partecipazione al più famoso Contest europeo, ed una delle canzoni degli ultimi anni che ha meno esaltato gli Eurofan. Troppi strilli, troppa drammaticità, tutto troppo. Carina l’idea di tradurre sullo schermo varie parti della canzoni in tutte le lingue, ma anche qui per lo staging manca qualcosa che accompagni la drammaticità del brano e trasmetta emozione allo spettatore. Esibizione e partecipazione raffazzonata che non ci soddisfa per niente!

2019 | Mahmood, 2° posto (Il trionfo!… O quasi!)

Un po’ senza preavviso, e neanche una volontà ben precisa, nel 2019 l’Italia alza l’asticella e sembra per la prima volta allinearsi con i canoni eurovisivi. Mahmood con il suo brano in italiano, con influenze arabeggianti ed elettro conquista i fan di tutta europa, che sono ancora lì in trans a battere le mani al suon di “soldi, soldi”. Che dire, Mahmood con il suo stile e il suo approccio si è fatto ben volere dal fandom. L’esibizione ha coinvolto il pubblico, come doveva essere, anche se la grafica sullo sfondo non è il massimo e i 3 ballerini sembrano in certi momenti non fare parte dell’esibizione. Nonostante per poco non abbiamo vinto (sapendo quello che è successo un anno dopo con il Covid, possiamo dire che è stato meglio così. Non osiamo immaginare la Rai alle prese con l’organizzazione dell’ESC in piena pandemia), il successo di Mahmood e del brano Soldi ci fanno essere più che soddisfatti.


2020 | Diodato, – (Come fare breccia nonostante il Contest annullato)

Nel 2020 l’Eurovision non c’è stato, quindi non sapremo mai come si sarebbe classificata Fai Rumore di Diodato. Nonostante tutto, però, il nostro brano ha fatto breccia nei cuori degli Europei.

Fai Rumore è stato utilizzato come inno dagli italiani, in un periodo difficile che ci ha visti rinchiusi in casa lontano da tutto e da tutti. La risonanza avuta in patria si è espansa anche in Europa, dove durante lo show Eurovision: Europe Shine a Light, un’emozionante esibizione ad impatto di Diodato dall’Arena di Verona ha colpito milioni di fan. Abbiamo portato un brano classico e delicato, cantato da una voce superba, e anche senza essere in gara, possiamo dire di aver vinto e possiamo ritenerci soddisfatti.


2021 | Måneskin, – (Il rock Italiano all’Eurovision… come finirà?)

Quest’anno l’Italia cambia ancora e per la prima volta portiamo del sano rock all’Eurovision (solo con Enrico Ruggieri con Sole d’Europa nel 1993 ed Emma nel 2014, ci siamo avvicinati in parte a questo genere, senza mai davvero osare come stavolta). Abbiamo stupito un po’ tutti gli Eurofan, che dopo tantissime ballad classiche non si aspettavano di certo un cambio di passo del genere. I Måneskin sono un gruppo giovane, carismatico e che dà il 100% sul palco. Con l’incredulità di tutta la redazione, possiamo dire che il problema staging dopo 10 anni è risolto! Finalmente osiamo, e seppur abbiamo dovuto spendere almeno 2 mesi di canone Rai, abbiamo finalmente anche noi degli effetti speciali sul palco! Comunque vada, speriamo che il gruppo romano faccia scatenare a dovere tutta Europa e lascino in qualche modo il segno in questa edizione! Good Luck Måneskin!

Cosa ne pensate di questi “primi” 10 anni dell’Italia all’Eurovision? Cosa migliorereste e cosa cambiereste? Fatecelo sapere sui social!

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