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Italia: Nicola Caligiore ci porta nel backstage della delegazione italiana ad Eurovision

L’ex Head of Delegation della Repubblica Ceca, Jan Bors, da qualche tempo ha deciso di creare un vlog su YouTube in cui ci racconta il dietro le quinte dell’Eurovision Song Contest. Lo fa attraverso i suoi racconti e le interviste ad altri personaggi che hanno percorso insieme a lui un pezzettino di storia eurovisiva recente.

È toccato anche a Nicola Caligiore condividere con Jan le sue opinione ed esperienze relative ai nove anni in cui è stato Head of Delegation per l’Italia (2011–2019).

Nicola, dopo 10 anni in RAI, ha deciso di passare al settore privato e attualmente lavora per Facebook a Londra. Non gli manca fare l’Head of Delegation RAI perché voleva cambiare aria. Forse avrebbe anche potuto farlo in RAI, ma sarebbe stato più complesso e comunque voleva passare al settore privato.

Nell’intervista viene toccato subito il tema Sanremo. Chiaramente secondo Nicola, la presenza di Sanremo è stata una benedizione. Una macchina da guerra così gigantesca e ben rodata che gli ha eliminato il problema di dover selezionare il rappresentante italiano. Con tutti i pro e contro che una manifestazione del genere però si porta appresso:

Le canzoni scelte a Sanremo non sono funzionali ad Eurovision. E quindi non sono sorpreso che nessun paese ci abbia mai copiato.

Qualunque cosa arriva a Sanremo ha un grande lavoro dietro perché le case discografiche puntano tutto su Sanremo.

Nicola Caligiore

La differenza tra Sanremo ed Eurovision è sulla musica. A Sanremo i partecipanti devono arrangiare per l’orchestra, mentre nella versione radio di solito suonano molto più “contemporanei”. E questo può essere un vantaggio o uno svantaggio quando poi ti devi presentare all’Eurovision Song Contest, perché le dinamiche sono diverse.

Nicola Caligiore membro del Reference Group dell'ESC - Eurofestival Italia

Il concetto di staging è praticamente inesistente a Sanremo e questo l’Italia lo ha sempre pagato all’Eurovision, dove le cose sono state fatte in fretta e furia, a volte anche a ridosso dell’evento.

La causa è da cercare nel rapporto difficoltoso con le case discografiche di artisti così affermati. Entourage di dimensioni ciclopiche dove ognuno vuole dire la sua. Non ascoltano pur non sapendo dove e cosa andranno a fare a maggio:

Gli artisti dopo Sanremo vengono risucchiati in mille cose da fare e non c’è tempo per fare lo staging. Scordatevi di sedervi con loro e decidere qualcosa su Eurovision. Vedono maggio super lontano quando invece a marzo già bisogna fare tutto.

Ogni volta ho spiegato bene alle case discografiche e poi mi ignoravano pensando che tanto c’era tempo. Questi pensano che si possano cambiare le cose all’ultimo momento.

Nicola Caligiore

Ha abbondantemente toccato il problema BIG 5. Il loro essere qualificati di diritto in finale ha molto senso (soprattutto economico), ma spesso ha creato una spirale negativa per i broadcaster di quei paesi. Paesi che hanno una scena musicale spettacolare, ma che poi presentano proposte di scarso livello.

Se non conosci e non credi in chi stai mandando, come ti aspetti che gli spettatori di altri paesi possano farlo?

Nicola Caligiore
Italy: Nicola Caligiore resigns as Head of Delegation - Eurovision News |  Music | Fun

Grande attenzione anche al suo lavoro all’interno del Reference Group EBU. Il lavoro in questo organo gli ha dato la possibilità di confrontarsi con le emittenti e le culture di 42 paesi diversi; sicuramente un arricchimento per lui, anche se spesso un grande scoglio quando si deve lavorare:

Qual è stata la situazione più difficile in cui mi sono trovato? Ucraina-Russia. Nel 2017 abbiamo avuto un numero assurdo di riunioni e incontri bilaterali. Una cosa pazza. E dobbiamo ringraziare Jon Ola Sand per quello che ha fatto, perché altrimenti nel 2017 non avremmo mai avuto un Eurovision Song Contest.

Nicola Caligiore

Ha pensato bene anche di smentire una leggenda metropolitana. Non è vero che l’Italia e la RAI non vogliano vincere e non vogliano organizzare Eurovisioni. Le dimensioni e le capacità di produrre show della RAI sono un grandissimo vantaggio che tanti paesi, esempio l’Ucraina, non hanno. Chiaramente non sarebbe un processo facile, ma Nicola è convinto che si possa fare molto bene.

Ed il suo rapporto con i fan? Sicuramente facile. Vuoi che la base di eurofan italiana non è agguerrita come quella di altri paesi (cita ad esempio la Spagna), vuoi per i risultati sempre lusinghieri. Tuttavia qualche commento, specie i primi anni, lo ha infastidito:

I primi anni venivo tempestato di messaggi anche perché i miei canali erano aperti. Poi ho smesso di curarmene. Anche perché mi è sempre sembrato assurdo che un fan venisse ad insegnarmi come fare il mio lavoro.

Nicola Caligiore

Il suo ricordo più bello dei questi 10 anni di lavoro su Eurovision?

Il miglior ricordo va a Düsseldorf, quando si apre la scenografia e la greenroom diventa visibile. Io vedo tutti gli spettatori, una cosa come 35 mila persone davanti a me che urlano e fanno festa. Sono rimasto senza parole per 5 minuti. Una cosa pazzesca.

Nicola Caligiore

Di seguito l’intervista integrale in inglese:

Grazie Jan per questa intervista e grazie Nicola per esserti aperto e averci portato nel dietro le quinte della delegazione italiana!

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