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Di lingue strane, o se vogliamo particolari e sconosciute ai più, ne abbiamo ascoltate parecchie all’Eurovision Song Contest.
Ed è questa una delle cose più belle dell’Eurovision: la sua inclusività a 360 gradi.
Il Contest ha più volte dimostrato la sua apertura verso minoranze
etniche, di genere e linguistiche creandosi la fama del Festival
più inclusivo al mondo
.

In questo articolo vi vogliamo proporre le canzoni nei dialetti e nelle lingue minoritarie più curiose e meno conosciute di tutta Europa (e non solo) che hanno partecipato all’Eurovision Song Contest. Troverete persino una canzone in una lingua completamente inventata…

Maltese (Malta 1971)

Alla sua prima partecipazione al Contest, la piccola isola del Mediterraneo si presentò in una delle sue due lingue ufficiali, nonché forse la meno conosciuta ai più. Dopo l’esordio, il maltese verrà utilizzato per le due successive partecipazioni, prima di cedere completamente lo scettro all’inglese, lingua prescelta per tutte le entry maltesi viste fino ad oggi.

Il maltese è una lingua semitica, quindi appartenente al ramo delle lingue afro asiatiche, imparentato con i dialetti parlati nel Maghreb. Ha però elementi tipici delle lingue romanze, ossia neolatine. Influenze ricevute durante il dominio dei Cavalieri dell’Ordine di Malta. È l’unica lingua araba minore ad essere riconosciuta come lingua nazionale.

“Marija, Marija, Marí
Ismek fuq fomm kulħadd, isem ferrieħ
Marija, Marija, Marí
Bħal ward li jfewwaħ ġnien tant hu sabiħ”

Marija lMaltija 

Romancio (Svizzera 1989)

La Svizzera, come abbiamo raccontato nell’articolo dedicato alla storia del paese all’Eurovision, ha sempre garantito una corretta turnazione tra i maggiori gruppi linguistici presenti nel paese. La democraticità degli elvetici ha permesso di adattare persino il proprio inno alle 4 lingue ufficiali, rendendo la Svizzera una piccola ed efficiente Confederazione.

Nell’edizione che la vide come paese ospitante, la Svizzera portò sul palco dell’ESC una canzone in lingua romancia, lingua romanza minoritaria parlata soprattutto nel sud della Svizzera ed appartenente al sottogruppo delle lingue retoromanze, con forti affinità con il ladino e il friulano parlate in alcune città del nord Italia.

Quella del 1989 è stata la prima ed unica volta che abbiamo ascoltato il romancio all’Eurovision. Dopo di ché, soprattutto nell’ultimo decennio, anche gli elvetici hanno prediletto l’inglese.

“Senza Tei stuessel murir
Pér cun Tei
Ei la veta enzatgei bi
Perquei lessel jeu dir.”

Viver Senza Tei

Lingua inventata (Belgio 2003)

Per poco nel 2003 stava per vincere per la prima volta una canzone cantata completamente in una lingua inventata. Il gruppo belga degli Urban Tred per conciliare il dualismo linguistico presente nel paese, dove si parla fiammingo e francese (il tedesco è la terza lingua ufficiale, ma parlata da una minoranza davvero esigua e poco influente, ndr.), pensarono bene di sopperire alla cosa portando una canzone che non appartenesse a nessuno dei due gruppi linguistici principali del paese, che per inciso non si vedono di buon occhio…

5 anni più tardi, questa volta con meno fortuna, il Belgio si ripresentò ancora una volta con una canzone in lingua inventata con gli Ishtar e la loro O julissi

“Sanomi Helé
Manilla Keranu
Aliya Irema Nia Lago
Ture Madilé”

Sanomi

Sami (Norvegia 1980)

Non molti sanno che in Norvegia è presente un gruppo minoritario di indigeni chiamati Sami, stanziati nell’estremo nord del paese, più esattamente nella regione della Lapponia. Il sami più conosciuto è Fred Buljo del gruppo dei Keiino che con la loro Spirit in The Sky ci hanno fatto conoscere meglio questa etnia. La lingua sami appartiene alla famiglia delle lingue ugro-finnico, diffuse nell’Europa settentrionale e nell’Asia nordorientale.

Nel 1980 la Norvegia mandò il duo composto da Sverre Kjelsberg e Mattis Hætta. Quest’ultimo si esibì, proprio come Fred, con lo joike, una forma musicale sami che non prevede l’uso di parole di senso compiuto, poiché si tratta più di una sorta di invocazione, simile ai riti sciamani siberiani, che tende ad imitare il suono della natura.

“Sámiid Ædnan
Fremførr tinget der dem satt”

Sámiid ædnan

Tahitiano (Monaco 2006)

Non solo lingue Europee, all’Eurovision Song Contest abbiamo avuto la possibilità di immergerci nel mondo della musica caraibica!
Alla sua ultima partecipazione all’Eurovision Song Contest, Monaco ha sorpreso tutti portando un brano davvero originale in francese e tahitiano. Non solo il ritornello, ma anche i balli e i riti evocati sul palco sono legati alla tradizione Polinesiana, come la tipica danza Tamurè che accompagna l’esibizione della cantante Sèverine Ferrer. Purtroppo l’originalità del microstato non fu apprezzata, e finì tra gli ultimi posti in semifinale.

Il Tahitiano, come tutte le lingue Polinesiane, appartiene alla grande famiglia Malayo-Polinesiana. Quest’ultima si suddivide in sottogruppi dove troviamo il Samoano, il Tongano, il Maori ecc. La lingua ufficiale nella Polinesia Francese è il francese, ma la lingua Tahitiana è correntemente usata dalla popolazione natia.

“Ého, coco dance,
é upa upa aroha
Hey oh, coco dance,
é ori aroha”

La Coco dance

Corso (Francia 2011)

A differenza di Mama Corsica, entry francese del 1993 che ne presentava solo qualche parte, “Sognu” è cantata interamente in lingua corsa. Scelta abbastanza rara e rischiosa quella del 2011 da parte dei francesi, che guadagnarono solo un 15° posto, seppur la canzone fosse tra le favorite.

La lingua corsa è una lingua romanza, della famiglia italo-dalmata ed è parlata soprattutto sull’isola francese. Ha ovviamente delle similitudini forti con l’italiano, dato che l’isola ha subito l’influenza di città come Pisa e Genova attraverso i commerci. L’italiano ne è stata la lingua ufficiale fino al 1859, quando è stata pian piano soppiantata dal francese dopo che la Corsica fu ceduta alla Francia. Alcune lingue nate sull’isola dal miscuglio tra toscano, italiano e francese hanno dato vita a forme dialettali usate ancora oggi nel nord della Sardegna.

“Sognu, mi lamentu
U moi core, n’ha primura
Di a vita, aspettu dumane
Invinuchjatu, vediu u mare”

Sognu

Võro (Estonia 2004)

Il võro è una lingua uralica appartenente alla famiglia delle lingue baltofinniche. Si tratta di una forma dialettale parlata nella parte sud orientale dell’Estonia, nel territorio della contea di Võrumaa. Il võro ha una propria tradizione letterale ed è alla ricerca di un riconoscimento ufficiale come lingua indigena dell’Estonia. Per alcuni studiosi si tratta di una macrolingua estone assieme all’estone standard. Per altri si tratta di un dialetto della lingua estone. Per altri ancora è un unico idioma con il seto, che includerebbe parlate locali quasi estinte come il mulgi ed il tartu. Qualunque cosa sia, l’Estonia nel 2004 portò qualcosa di davvero originale, una sorta di rito propiziatorio cantato da ninfe baltiche.

“Oroviir mõtsatii ülõ jõõ ülõ mää
Tiiä-õi kohe tuu elo viil käänd”

Tii

Lingua creola delle Antille (Francia 1992)

Agli inizi degli anni novanta la Francia azzardò scelte particolari: prima scegliendo un pezzo con parti in creolo e subito dopo un’altro con parti in lingua corsa.

La canzone, per la prima volta non cantata interamente in francese (e sappiamo quanto questi ci tengano alla loro lingua…), parla di risalire un fiume, per arrivare alla sua sorgente. Ovviamente è una metafora che sta nella nostra affannosa ricerca di pace e felicità.

Anche la musica ritrova le influenze esotiche/caraibiche dell’isola di Haiti. Il creolo delle Antille è un idioma creolo che ha molte assonanze con il francese (ad esempio si dice “boujou” per bonjour e “mèsi” per merci) ed è parlato nelle Antille minori. Sia la grammatica che il vocabolario contengono elementi di derivazione caraibica e africana.

“Wouvè zorey ou Fòk ou aprann kouté
bri dlo-a I ké toujou montré’w la pou kontinyé Kontinyé, oui, pe pe ba…
Ou pé ké janmen swèf
Pli ou ké monté pli dlo-a ké fré”

Monté la riviè

Napoletano (Italia 1991)

Anche l’Italia ha fatto conoscere all’Europa un nuovo aspetto di sé, decidendo di selezionare un artista ed una canzone napoletana.

La lingua napoletana è un idioma romanzo appartenente al gruppo italo-romanzo, risalente al medioevo e diffuso nei territori dell’Italia meridionale. Il napoletano trae le proprie origini da un insieme di antichi dialetti italo-meridionali, noti all’epoca con il nome di volgare pugliese. A rappresentare questo dialetto in Europa chi meglio di Peppino di Capri, che partecipò all’edizione italiana di Roma nel 1991, portando anche all’Eurovision la tradizione della musica napoletana famosa in tutto il mondo.

“Ma comme è ddoce ‘o mare
Comme si ddoce tu
Quanno l’ammore è ggiovane
Te vene voglia ‘e cantà.”

Comme è ddoce ‘o mare

Lussemburghese (Lussemburgo 1960)

Il Lussemburgo segnò alcuni primati nazionali con la sua partecipazione del 1960:

  • Per la prima volta si canta in lussemburghese, abbandonando il francese
  • Per la prima volta il rappresentante è uomo (Camillo Felgen era stato preceduto da sole donne)
  • E per la prima la volta il granducato viene rappresentato da un cantante natio del luogo, dato che i precedenti artisti erano di nazionalità francese

Purtroppo però il Lussemburgo arrivò ultimo quell’anno, ricevendo soltanto un punto.

Il lussemburghese è una lingua germanica, appartenente al tedesco centrale occidentale. Essendo una lingua di confine, ha inevitabilmente anche influenze francesi. Oggi è ancora in uso, seppur in modo marginale rispetto alle due lingue madre.

So laang we’s du do bast, so laang’s du mir no bast
wéi méng Aen, dëch nëmmen gesin
we’s du hei bast, so léiw an so trei bast
kann fir mëch ët näischt Schéineres gin”

So laang we’s du do bast

Che cosa ne pensate? Conoscete altre canzoni che hanno partecipato all’Eurovision Song Contest in lingue o dialetti particolari? Fatecelo sapere sui social!

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