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Abbiamo recentemente parlato dei momenti eurovisivi in cui la tecnica vocale è stata al top. Passiamo ora al lato oscuro.

Non sempre infatti all’Eurovision Song Contest le cose vanno bene dal punto di vista vocale, complice anche l’emozione. La Macedonia del Nord ne è una dimostrazione. Nel 2000 le XXL hanno cantato 100% te ljubam con delle note un po’… discutibili. Qualche notevole scivolone anche nel 2018 con Lost And Found degli Eye Cue.

A volte la voce fa crack: lo si è visto nel volto dispiaciuto di Justine Pelmelay (Paesi Bassi) nel 1989 quando ha cantato l’ultima nota di Blijf zoals je bent. Ci sono infatti delle note che promettono bene e poi finiscono male, come quella in Milim di Harel Skaat (Israele 2010).

E poi c’è chi forse osa un po’ troppo, come Isaiah che nel 2017 è rimasto nella memoria dei fan eurovisivi (e non) con la sua esibizione in semifinale di Don’t Come Easy. Questo falsetto poco azzeccato non gli ha comunque impedito di passare il turno, anche perché le giurie hanno sentito un’altra esibizione, avendo votato la sera prima come da regolamento. Alla fine però ha dimostrato molto bene le sue doti vocali in finale! Nel 2017 anche altri cantanti come Imri, Manel Navarro e Nathan Trent hanno avuto qualche … incidente di percorso durante le loro esibizioni.

Anche all’Eurovision è importante la figura dei coristi, ma in certi casi sarebbe più corretto affermare che è essenziale. A volte i coristi salvano, letteralmente, un’esibizione che dal punto di vista vocale risulterebbe altrimenti pessima. L’abbiamo visto nel 2018 con I Won’t Break della cantante russa Julia Samoylova. Non possiamo però dimenticarci di citare una delle tante miracolate vicine di casa della Russia. Nel 2016 infatti i coristi hanno svolto egregiamente il loro compito … e per fortuna: la voce di Samra dell’Azerbaigian non stava di certo spiccando nei ritornelli.

Ci sono dei casi in cui invece il coro non è molto d’aiuto e non riesce a salvare l’esibizione. Nel 2017 i coristi di Demy in This Is Love non hanno certo spiccato per precisione durante la prima semifinale e l’intonazione della cantante ne è stata anche compromessa, sistemando poi il tutto però in vista della finale. Ma ne è la prova anche I Do, presentata nel 2006 da Fabrizio Faniello, già all’Eurovision nel 2001, come canzone maltese. Il brano si è classificato all’ultimo posto in finale con solo un punto. Probabilmente l’esibizione live non ha giocato molto a favore del piccolo stato insulare.

Anche i momenti flop possono capitare a tutti. L’emozione non è sempre facile da gestire e a volte si mette in mezzo pure la salute. Ne sa qualcosa Nina Kraljić, una voce angelica che si è esibita in finale con Lighthouse nel 2016 praticamente con la bronchite, complice anche il clima svedese a cui non era molto abituata. Nonostante le imprecisioni, però, la sua l’esibizione non è stata “di serie B”!

Ci sarebbero molti altri momenti flop al punto di vista vocale da descrivere. Uno di questi ci è stato fornito da una nazione che in generale di flop all’Eurovision ormai se ne intende: il Regno Unito. Qualcuno si ricorda di Cry Baby del gruppo Jemini nel 2003?

A volte i fan sono un po’ duri anche con i cantanti, ma ci sono delle cose da dire. Cantare anche solo davanti a 100 persone può essere davvero difficile … e chi l’ha fatto lo sa bene. Figuriamoci poi se ci sono almeno 10.000 in sala e si è consapevoli di essere pure registrati e trasmessi in diretta in tutta Europa e non solo! Oltre a ciò, molti cantanti che prendono parte all’Eurovision non hanno una grande carriera nemmeno a livello locale e la prima esibizione su un palco del genere può essere davvero una bella sfida da affrontare.

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