Perché l’Eurovision Song Contest piace tanto ai gay?

Perché l’Eurovision Song Contest piace tanto ai gay? E perché i gay piacciono tanto all’Eurovision Song Contest?

Domanda difficile a cui rispondere. Ma a noi della redazione piacciono le sfide e quindi eccomi qua.

L’Eurovision Song Contest fin dalla sua nascita si è posto l’obiettivo di rappresentare le differenze tra diversi paesi d’Europa e farne armonia. Ha dato spazio ad un numero infinito di lingue e dialetti (Petra e Måns hanno provato ad elencarle nel 2016). Si sono esibiti uomini, donne, gruppi, drag queens. C’è stato spazio anche per una cantante transgender, che con estrema semplicità ha anche vinto (grazie Dana!). Insomma il nostro Contest preferito è da sempre la perfetta rappresentazione della DIVERSITY.

Se vogliamo essere più frivoli possiamo solamente limitarci al lato musicale. Andiamo dalle power ballads alle canzoni pop più baraccone. Dalle divas al puttanpop. Perfette sconosciute o dive in declino, ne abbiamo sempre avute per tutti i gusti.

Outfits over the top: spesso disegnati da stilisti famosi (Jean Paul Gaultier, Roberto Cavalli, per citarne alcuni) ma anche fatti dagli stessi artisti (vero Barbara Dex?). Il trucco ed il parrucco ci hanno sempre dato spunti di discussione, elementi validi a cui ispirarci a carnevale, halloween o il Pride.

E non stiamo nemmeno ad elencare la lunga lista di Månzi, più o meno desnudi.

Messi da parte gli argomenti che hanno attratto il pubblico gay nel corso dei vari decenni, possiamo anche analizzare come l’Eurovision Song Contest abbia riconosciuto nei gay un pubblico fedele ed in continua crescita, ed in un modo o l’altro l’abbia ringraziato.

Il Contest stesso nella persona dell’EBU (European Broadcasting Union) non ha mai rilasciato dichiarazioni, però ha sempre fatto presente al paese ospitante che la tutela del pubblico omosessuale è di estrema importanza. Ha spesso richiesto alle autorità di predisporre misure apposite o di formare le forze dell’ordine.

La policy di EBU nei confronti delle bandiere al palasport diverse rispetto ai paesi partecipanti è sempre stata abbastanza stretta, ma non ci sono mai stati problemi con le bandiere arcobaleno proprio perché rappresentano i valori di rispetto ed inclusione alla base dell’Eurovision Song Contest.

E questo ha favorito anche le tante domande nelle conferenze stampe degli artisti. Il numero di media lgbti accreditati cresce ogni anno e, per concludere in bellezza, il bel messaggio di Conchita Wurst dopo la sua vittoria nel 2014 ci ha ricordato quanto siamo centrali per questo spettacolo musicale.

Con buona pace di chi ci vuole male, noi continuiamo ad essere parte integrante di Eurovision e ne siamo molto ORGOGLIOSI.