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Da Sanremo (in particolare quello del 2016, anno del riconoscimento delle unioni civili alle coppie omosessuali) all’Eurovision Song Contest, molti artisti si sono esposti sostenendo apertamente attraverso varie iniziative la comunità e i diritti LGBT.

Molti potrebbero pensare che tutto ciò non ha senso, che è solo una moda, un modo per mettersi in mostra o ancora un mezzo ruffiano per farsi apprezzare dal pubblico e ripararsi da eventuali critiche.

Ma è davvero così? Un nastro arcobaleno che valore ha? Una piccola bandierina multicolore accanto al nostro username ha senso?

Basti ricordare che l’omosessualità è stata annoverata tra le malattie mentali fino al 1990, quando l’OMS la eliminò ufficialmente il 17 maggio di quell’anno da quella vergognosa lista.

Beh, forse non sarà un tatuaggio o una bandiera a cambiare le cose, ma di certo questi piccoli gesti aiutano a porre l’attenzione su una comunità che sta ancora lottando per ottenere pieni diritti e riconoscimenti e a far realizzare al grande pubblico che essere gay è ok; essere sostenitore della comunità LGBTIQ+ è ok; provocare annientando la toxic masculinity è ok. Perchè alla fine siamo uguali, siamo tutti persone con voglia di esprimere noi stessi ed amare. Ed è ciò che molti omofobi e oppositori dovrebbero iniziare a fare.

Achille Lauro

Achille-Lauro Notizia | Le ultime notizie su Achille-Lauro

Sanremo 2019: Achille Lauro ci sorprende con abiti e riferimenti storici mozzafiato ed alla fine ci regala un bacio col bassista Boss Doms in diretta tv nazionale su RAI 1. Non solo spettacolo, ma anche un modo per ricordare che tra i ragazzi dai 18 e i 24 anni il 41% nasconde il proprio orientamento sessuale, molto probabilmente per paura di essere giudicati ed emarginati.

Il Sanremo arcobaleno

Nel 2016 gli artisti in gara si sono esibiti sul palco ognuno con un qualcosa che ricordasse i colori della bandiera arcobaleno. Ermal Meta ad esempio si presentò con i colori arcobaleno dipinti sugli occhi. Mossa che gli portò non poche offese omofobe, come da lui dichiarato.

Ermal Meta
©ANSA
©RAI

Non solo spettacolo, ma un modo per ricordare alla politica che ben 9 persone LGBTIQ+ su 10 non si sentono pienamente cittadini e credono che la politica non faccia abbastanza per creare un ambiente meno ostile alla comunità.

La Queen Eleni

Eleni Foureira e molti altri artisti dell’Eurovision hanno sostenuto apertamente, partecipando anche a molti Pride festival in giro per l’Europa, la causa LGBTIQ+.

©MAD TV

Non solo spettacolo, ma un modo per far sapere che ben il 30% delle persone LGBTIQ+ evita certi luoghi per paura di aggressioni e il 38% evita di tenere per mano il proprio compagno quando sono in pubblico.

Vi ricordiamo che giovedì 25 giugno alle 21:000 con il nostro #EurovisionPride vi riproporremo proprio alcuni dei momenti più belli dei PRIDE degli ultimi anni. Non mancate!

L’ally Francesca Michielin

Francesca Michielin si è sempre esposta a favore dei diritti gay, ed anche nella sua partecipazione all’Eurovision Song Contest 2016 ha portato sul palco dei nastri arcobaleno e un vero arcobaleno riflesso sullo schermo dietro di lei, facente parte dell’intero staging.

Non solo spettacolo, ma un modo per ricordare che il 41% delle lesbiche afferma di essere stata molestata e molte non hanno nemmeno denunciato. Il 50% delle persone trans è stata discriminata sul lavoro e vengono emarginate dalla società con conseguenze come l’impossibilità a ricevere cure sanitarie.

La rivoluzione Russa

Il 2009 fu l’anno dell’Eurovision a Mosca. Un evento che inevitabilmente attrasse gli sguardi dei paesi di tutto il mondo e che mise in luce le proteste della comunità LGBTIQ+ del paese. Proteste che portarono ad arresti e all’ennesimo tentativo del governo di tapparle la voce.

L’Eurovision, come abbiamo raccontato in questo nostro articolo/intervista, non è solo spettacolo, ma un modo per smuovere le coscienze e ricordare che ad oggi nel mondo ci sono ancora ben 70 stati nel mondo dove l’omosessualità è illegale, e molte altre realtà dove le persone LGBTIQ+ non hanno ancora ottenuto pieni riconoscimenti.

Ricordiamoci ad esempio che l’Italia è al 35 esimo posto su 49 paesi per il rispetto dei diritti umani riconosciuti alle persone LGBTIQ+.

I dati presenti nell’articolo sono tratti dalle analisi fatte da ILGA Europe

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