Foto: EBU / Thomas Hanses

Regno Unito: BBC nella bufera dopo lo storico risultato negativo

A una settimana di distanza, non si placano in Regno Unito le polemiche sul pessimo risultato ottenuto da James Newman con la sua canzone Embers. La rete televisiva nazionale britannica BBC è stata letteralmente tempestata di critiche da parte degli spettatori e degli eurofan.

Se da un lato gli eurofan, infatti, lamentano una inadeguatezza del processo di selezione della BBC e delle canzoni presentate, molti spettatori invece ritengono che il concorso sia solo uno spreco di denaro pubblico, e che il Regno Unito dovrebbe abbandonarlo una volta per tutte.


Quest’anno, la serata finale dell’Eurovision ha richiamato davanti ai teleschermi oltre 7 milioni di spettatori britannici. James Newman, rappresentante del Regno Unito, è riuscito ad ottenere zero punti sia dalle giurie, sia dal televoto. Il Regno Unito aveva ottenuto zero punti in precedenza solo nel 2003, con la canzone Cry Baby dei Jemini, ma era arrivato ultimo anche nel 2019.

A seguito del risultato, i dirigenti della BBC hanno dichiarato che la rete ha ricevuto proteste dagli spettatori che considerano l’Eurovision Song Contest un concorso politicizzato e uno spreco del denaro del canone televisivo.


La risposta ufficiale della BBC è stata:

Sin da quando l’Eurovision Song Contest è apparso per la prima volta sui nostri schermi nel 1956, la competizione ha costantemente rappresentato un’iconica trasmissione primaverile per il pubblico della BBC. L’accusa che il sistema di voto sia politicizzato non è una novità. L’European Broadcasting Union (EBU) è molto attenta a mantenere il rispetto delle regole nell’Eurovision Song Contest ed ha messo in atto un gran numero di provvedimenti per assicurarsi che sia così. L’Eurovision è l’evento non sportivo più seguito nel mondo e il concorso del 2021 ha fornito agli spettatori della BBC più di 8 ore di contenuti in tre serate. Il Gran Finale sulla BBC ha attirato una media di 7,4 milioni di spettatori. E’ estremamente conveniente dal punto di vista dei costi, per un programma di intrattenimento popolare di prima serata.

BBC

Il Voto Politicizzato

Quello del voto politicizzato nel Regno Unito è ormai un vecchio mantra, che viene rivisitato di anno in anno con nuove sfumature. Negli anni passati, ad esempio, si era data la colpa alla Brexit, che avrebbe allontanato il favore del pubblico. Se qualche influenza ci può essere stata in effetti nel 2016 e 2017 ora, con la Brexit ormai acquisita, si torna a parlare di un più generico “voto politico”. Ma cosa c’è realmente dietro a queste illazioni?


Non c’è dubbio che, almeno nel voto delle giurie, una parte dei voti siano assegnati più per “amicizia” o “prossimità” piuttosto che per il valore reale delle canzoni e delle interpretazioni. Spiccano tra tutti lo scambio dei 12 punti con cadenza praticamente annuale di Grecia e Cipro, o, seppure meno di frequente, di Romania e Moldavia. Si possono anche individuare il blocco del Nord che comprende le nazioni scandinave, più Estonia e Paesi Bassi, e il blocco Sovietico che comprende la maggior parte delle repubbliche ex-sovietiche. Anche all’interno di questi gruppi, il voto di scambio sembra essere comune. Però, a conti fatti, questi voti vengono sempre garantiti agli amici e agli alleati per favorirsi a vicenda.

È invece davvero difficile pensare che tutte le altre nazioni si coalizzino per non dare nessun voto a qualcuno, come il Regno Unito, solo per qualche motivazione politica o punitiva.

E qui entriamo in un discorso più generale e complesso: l’atteggiamento generale del Regno Unito nei confronti del resto del mondo. Non è un mistero che i Britannici, e gli Inglesi in particolare, abbiano una elevatissima stima di sé, dovuta anche a secoli di colonialismo e imperialismo. Questa alta considerazione di sé li porta spesso a valutare i propri insuccessi con indulgenza, e ad imputarne le cause sempre ad altri.

Guardando indietro alla Brexit, ad esempio, se i negoziati andavano a rilento non era per le loro assurde pretese, ma per l’ostruzionismo dell’Unione Europea. Se gli immigrati europei in Regno Unito erano troppi era per le regole troppo lassiste dell’Unione Europea, e non perché loro stessi non le applicavano a dovere. Così accade anche all’Eurovision, dove qualsiasi fan del concorso può facilmente vedere come di recente le proposte britanniche siano state, rispetto alla media, più deboli e meno efficaci. Tuttavia, lo spettatore britannico medio imputerà l’insuccesso agli altri, colpevoli di non aver votato la canzone per motivi politici.

L’atteggiamento generale della BBC poi, che anziché proporre agli spettatori l’Eurovision come un concorso serio e importante, in grado di dare visibilità internazionale ai cantanti, lo dipinge come un circo di cui ridere e farsi beffe, aiuta a consolidare negli spettatori inglesi un senso di superiorità e non appartenenza. Questo, ovviamente, concorre a dare al pubblico britannico la sensazione che il concorso sia poco più che una farsa, e che se il Regno Unito non brilla al suo interno, la colpa deve essere di chi ha scritto il copione per portare avanti qualche sorta di messaggio politico.

Certo è che gli Eurofan del Regno Unito continuano a sperare che prima o poi l’atteggiamento della BBC possa mutare, e che presto anche la lor nazione possa ritornare nella parte sinistra del teleschermo, alla fine delle votazioni.

Vi riproponiamo qui sotto la drammatica sequenza dell’ annuncio dei punti del televoto, in cui al pessimo risultato del Regno Unito viene dato abbastanza risalto.


E voi cosa ne pensate delle votazioni e dei punteggi ottenuti dai vari stati? Il voto politico influenza le classifiche pesantemente? E ci sono nazioni che negano i propri punti ad altre solo per antipatie e ripicche? Dite la vostra nei commenti e confrontiamo le nostre idee!

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