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Chi come me da anni vive all’estero si è sicuramente imbattuto in amici e colleghi stranieri che chiedono “ma come mai voi italiani avete questa ossessione per il Festival di Sanremo?”

La domanda non è affatto facile. Da dove si comincia?

Sanremo è vecchio come il mondo

La prima cosa che mi viene da dire è che Sanremo è talmente vecchio come festival da essere ormai una tradizione talmente radicata da giocarsela col Palio di Siena. Nessuno si ricorda più quando è iniziato esattamente (ma in realtà lo sappiamo benissimo), ma si celebra ogni anno con una ritualità consolidata. È alla pari del Natale e della Pasqua.

Sanremo è la vetrina principale per la musica italiana

Fin dal primo Festival (forse ora un po’ meno), Sanremo è stata la vetrina principale per l’industria musicale italiana. Chi voleva vendere passava in Riviera. Chi voleva essere lanciato passava in Riviera. Chi voleva una seconda chance passava in Riviera.

Tutto il meglio della musica italiana è passato, con sorte favorevole o avversa, dal Festival di Sanremo.

Sanremo è internazionale

Visti i numeri di Sanremo, le case discografiche italiane non solo spingevano in Riviera i loro più grandi nomi, ma nel corso degli anni hanno fatto in modo che tutti e PROPRIO TUTTI i più grandi nomi della musica pop internazionale facessero una sfilata sul palco dell’Ariston.

Sanremo non è solo canzone

È inutile dire che nonostante cantanti ed orchestra, Sanremo è sempre stato un evento a tutto tondo. Tutto è importante: i fiori, gli abiti, gli ospiti, addirittura il pubblico.

Tutti gli avvenimenti pubblici italiani in un modo o nell’altro sono passati da Sanremo: gli scioperi, le medaglie olimpiche e anche le unioni civili.

Sanremo fagocita tutti i media

La stranezza negli occhi di uno straniero si legge quando spiego che Sanremo dura ben 5 sere di fila. E un po’ lo capisco il povero mal capitato. Alla fine anch’io trovo un po’ eccessive 5 serate.

Ma il suo sguardo è ancora più spaventato quando dico che tutti i palinsesti delle tv pubbliche e private, delle radio e le redazioni dei giornali traslocano a Sanremo. L’evento è coperto 24h su 24h per tutta la settimana. Ci sono speciali anche dal panificio, vengono chiesti i dettagli più morbosi ad artisti, produttori ed albergatori.

Il pettegolezzo se non c’è viene montato ad arte. Bisogna riempire di nulla tutta la giornata. Il popolo ha sete di gossip sul Festival, non può rimanere deluso.

Sanremo lo guardano tutti

Questo forse è il punto più curioso tra tutti. Uno straniero non capisce come un paese possa essere così diviso tra chi ama Sanremo e chi lo odia. E ancora più assurdo è il fatto che anche chi lo odia lo guarda. Perché per almeno due settimane Sanremo diventa l’argomento di cui parlare a scuola, in ufficio, in salumeria o durante la messa. Insomma il paese intero si nutre del Festival e non essere informati significa essere tagliati fuori da qualunque conversazione. E gli stranieri sanno bene quanto a noi italiani piaccia chiacchierare.

Sanremo è l’Eurovision, e viceversa

Lo straniero medio, non vantando un festival millenario come il nostro, fa una associazione automatica Sanremo = selezione per l’Eurovision Song Contest.

Io di solito in quel momento sudo freddo perchè non so come uscire da quel ginepraio. Prima devi spiegare che è nato prima Sanremo e poi l’Eurovision Song Contest ne ha copiato di fatto il format (e la RAI tonta che non conosceva ai tempi la parola “format” altrimenti avremmo un vitalizio tale che ciao canone). Poi devi spiegare che l’associazione tra i due è un automatismo che nessun italiano ha mai fatto perché alla fin fine agli italiani non è mai fregato un granché dell’Eurovision Song Contest. E anche oggi che lo guardano in fondo in fondo non ne hanno ancora ben capito i meccanismi (il numero di televoti annullati perchè dati al proprio paese la dicono moooooolto lunga).

La casualità che ora il vincitore sia il rappresentante italiano all’Eurovision è appunto una casualità. E infatti le dinamiche in termine di lunghezza della canzone, performance e stile musicale sono prettamente legate a Sanremo e non al festival europeo.

Sanremo senza un italiano non si capisce

L’ultima cosa utile che mi viene sempre da dire agli stranieri è che senza un italiano non capiranno mai esattamente cos’è il Festival, non avranno quelle spiegazioni che aiuteranno a capire perchè l’ospitata di Carlo Cracco alla 1:30 durante la finale ha un senso (o forse non ce l’ha).

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