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Sanremo 2021: un Festival da cambiare. Il 2022 sarà l’anno delle riforme?

Una cosa gli italiani sanno fare benissimo: commentare. Tutti allenatori della nazionale, costituzionalisti, virologi ma sopratutto direttori artistici del Festival di Sanremo.

Potevo esimermi?

Domanda ovviamente retorica. Attenendomi ai fatti e alle dichiarazioni della dirigenza RAI ho provato a fare una semplice analisi. E le conclusioni sono quasi sorprendenti, almeno per me.

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Ascolti in fuga

Una cosa da cui non si sfugge sono gli ascolti in calo. In calo rispetto al 2020, ma in calo rispetto anche alle previsioni.

Se è vero che nel 2020 il Festival si è tenuto ad inizio febbraio, è anche vero che nel 2021 la situazione italiana era molto diversa. Comuni in zona rossa, coprifuoco nazionale, teatri e cinema chiusi, niente ristoranti. Insomma una platea di potenziali spettatori decisamente maggiore (ricordiamo che nel 2020 a portarsi a casa questo bonus di spettatori è stata principalmente Mediaset).

Il dato medio dello share è stato sempre di 5-10 punti inferiore al 2020. Nella serata finale siamo passati da 56,8% del 2020 al 49,9% del 2021. Numeri importantissimi ma che pesano molto sui ricavi pubblicitari del futuro.

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Largo ai giovani

Altro dato inequivocabile è il continuo ringiovanimento del cast. Ormai i “veterani” sono diventati Arisa, Noemi, Renga ed Annalisa. Che anagraficamente non sono affatto vecchi.

Il trend quindi è stato quello di ringiovanire sia nell’età dei partecipanti, sia nel tipo di proposte che portano.

Ma i giovani sono anche la gallina d’oro per il Festival. Mentre gli ascolti e lo share calavano, i dirigenti RAI hanno ripetuto un mantra.

Cresce la fascia dei telespettatori dai 16 ai 25 anni. Quella più redditizia!

Stefano Coletta, direttore di RaiUno

Questa frase da sola ci fa capire che al di là di tutto la linea la dettino gli sponsor.

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Cambio di stile

Abbiamo detto che il cast si ringiovanisce. E insieme all’età cambiano gli stili, cambia anche la musica.

A lungo in questa settimana si è parlato dell’uso dell’auto-tune come fosse il male assoluto. Ma chi lo critica ha mai fatto un giro nelle classifiche italiane (e mondiali) su Spotify?

E ancora, l’uso dell’orchestra in modo classico e virtuoso potrebbe essere al capolinea. I Måneskin, largamente applauditi dall’orchestra, si sono limitati a fare il loro genere ed arricchire la canzone con un paio di archi. Uso dell’orchestra minimalista e che non va a snaturare la loro essenza.

È forse la fine delle “ballatone sanremesi” degli ultimi 10 anni? Io un po’ ci spero.

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Andamento lento

Io ero abituato ad una sala stampa che celebra presentatore e direttore artistico, mentre su Twitter si scatena l’inferno. Qualcosa nel 2021 è cambiato.

I giornalisti sembrano essersi accorti che il sentiment su Twitter conta tanto quanto il numero di interazioni.

Insomma anche la stampa “che conta” ha iniziato ad impallinare un Festival elefantesco, con tempi morti ed un cast infinito.

Si può fare un cast più ristretto? Certamente sì. Nel 2010 Antonella Clerici aveva un cast di 15 cantanti. Perché quindi condannare gli spettatori a 6 ore di diretta con 26 partecipanti? È forse il solito problema maschile, quello per quale bisogna far vedere di avercelo più lungo?

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Il festival degli MBEB

Twitter e la stampa (ancora una volta stranamente a braccetto) hanno attaccato duramente alcuni passaggi di questo Festival.

Donne sempre relegate al ruolo di comparse (con poche eccezioni), largo spazio ad interventi dal poco spessore (Ibra non prendertela) e lunga lista di vecchie glorie che si affollano sul palco come fosse l’Anno che verrà.

Il punto ancora più spinoso è la continua ricerca di marcare il territorio di due conduttori etero, che vogliono fare i finti trasgressivi ma poi si sentono obbligati a sventolare la loro virilità. Non faceva ridere 10 anni fa, lo fa ancora meno nel 2021.

Battute vecchi e stantie che devono essere spiegate alla stampa in conferenza stampa il giorno successivo.

E che dire poi dei fiori? Siamo ancora fermi al concetto dei fiori alla bella donna per lavarci la coscienza. Credo fermamente che i fiori vadano dati a tutti i partecipanti, o in alternativa a nessuno. E fortuna che Francesca Michielin ha preso a picconate il patriarcato con un piccolo gesto. Grazie Franci!

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Ritorno al futuro

Notizie che continuano a rimbalzare sul Festival del Futuro. Da un lato Amadeus esclude il terzo, dall’altro l’amministratore delegato (welcome un altro MBEB) che lo corteggia. Nel mezzo abbiamo la lucidità (va dato atto) di Stefano Coletta, direttore di RaiUno.

È proprio Coletta che parlando di ringiovanimento di linguaggi e pubblico sta cercando di cambiare le cose in Rai. Non esclude un coinvolgimento di Cattelan (debutta in prima serata su RaiUno a maggio) e comunque vuole un ripensamento su tempi e modi del Festival.

Sono quelle riforme strutturali che l’Europa di chiede da tempo. No, non è la frase solita per ogni governo, ma sono davvero quelle modifiche ad un Festival ancora in larga parte a rituali degli anni ’90. E che Eurovision ha abbandonato, grazie o per colpa degli svedesi.

Non ci resta che starcene zitti e buoni e vedere cosa succederà. (saremo in grado di stare zitti e buoni? Non credo).

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