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Sanremo 2023: il Festival fa il pieno di pubblicità e non cambierà in futuro

Rai Pubblicità ha presentato i numeri relativi a Sanremo 2023, che si rivela vera “gallina dalle uova d’oro” per la tv pubblica. Ed esclude grandi cambiamenti in futuro.

Come riportato da “La Stampa”, continua la politica del rialzo per le tariffe degli spot durante il Festival di Sanremo. Si tocca oggi il record di 13 mila euro al secondo, grazie ai successi delle ultime edizioni targate Amadeus.

RAI Pubblicità ha fatto sapere che c’è un incremento medio del 10/15% rispetto allo scorso anno, che permette all’azienda di Viale Mazzini di chiudere la kermesse in ampio attivo e di accantonare un tesoretto anche per altre produzioni.

A far crescere gli introiti anche la differenziazione pubblicitaria sui vari canali: raiuno, raiplay e social media. Sulla tv in diretta gli spot saranno ancora 9, con l’aggiunta di telepromozioni e presentazioni di prodotti ad inizio e fine serata (senza poi contare tutti gli spazi nel preserale e nel daytime).

Una vera manna per l’azienda pubblica. Quest’anno due spot da 15 secondi che vanno in onda durante la prima serata del Festival alle 21,45 e all’una di notte costano 283 mila euro, circa 9 mila euro al secondo. Un anno fa il costo era di 329 mila euro ma gli spot duravano 30 secondi per un prezzo unitario al secondo di circa 5 mila.

Quali conclusioni possiamo trarre da queste cifre?

  1. Sanremo si rivela sempre più fiore all’occhiello per i conti RAI e tutto il focus aziendale si sposta decisamente su una manifestazione con numeri astrofisici.
  2. La durata delle serate, con buona pace di stampa, eurofan e pendolari, non è destinata ad accorciarsi nemmeno in futuro. Per garantire 9 pause pubblicitarie non si può terminare prima della 1:30.
  3. il casting di Amadeus ha saputo sapientemente spostare il target degli sponsor, rendendolo trasversale dai 15 ai 75 anni. Se il 2024 sarà l’ultima edizione condotta da Ama, rimane tutto da vedere.
  4. Qualunque nuovo direttore artistico avrà le mani legate dalle richieste di Rai Pubblicità, quindi lo spazio per le “innovazioni” è davvero poco