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Con la vittoria “minimalista” di Dima Bilan a Belgrado, nel 2009 è la Russia ad avere onore ed onere di organizzare l’Eurovision Song Contest.

L’edizione megalomane si vede già dalla scelta della location: l’Olympic Indoor Arena di Mosca. Voluto (ed imposto) direttamente da Vladimir Putin. Il palco viene disposto sul lato “lungo” del palasport, creando quindi il palco in assoluto più grande di tutte le edizioni eurovisive.

L’edizione 2009 non avrà nessun tema particolare. La tv di stato però di avvale degli esperti di MTV Russia e produce cartoline (le clip prima delle canzoni) estremamente accattivanti. Il logo 2009 è costituto da un uccello della fantasia (please gurls no comment!) che cambia forma e colore a seconda dell’evenienza e si ispira al folklore russo.

In questa edizione super-sized anche i presentatori sono moltiplicati. 2 per le semifinali e altri 2 per la finale. Tra questi troviamo Alsou, che aveva raggiunto il secondo posto nell’edizione 2000.

E siccome è una edizione davvero low profile una delle semifinali viene aperta dal coro dell’Armata Rossa che finisce per accompagnare le t.A.t.U. sulle note di “Not gonna get us”.

E’ anche una di quelle edizioni dove polemica e politica si incrociano a meraviglia. Armenia e Azerbaijan che sono in perenne conflitto sulla definizione dei confini del Nagorno-Karabakh, finisco a tirarsi stracci per una immagine contestata in una delle clip.

La Georgia annuncia di voler partecipare ma seleziona una canzone dall’ironico titolo “We don’t wanna put in” (geniale!). La Russia reclama, l’EBU chiede di cambiare la canzone perchè infrange le regole di neutralità politica, la Georgia rifiuta. E alla fine non partecipa.

E per finire in bellezza si sprecano gli incidenti relativi al Moscow Gay Pride organizzato in concomitanza con l’Eurovision Song Contest per ottenere attenzione mediatica sulla situazione precaria (per non dire vessatoria) subita dalla comunità LGBT russa. La finiranno con tafferugli, arresti e artisti che pubblicamente prenderanno le difese della comunità LGBT russa, europea e mondiale.

E le canzoni? Eccovele servite.

Ungheria

Degno vincitore del Barbara Dex award 2009, ma anche palma d’oro come BRAVISSIMO. L’outfit è atroce ma lui lo riempie benissimo. Canzone ripetitiva e noiosa ma coreografia al limite di una lezione di aerobica (o una televendita di Monika Sport). Zoli Adok ci mette tutte le sue doti ginniche, i sorrisi e i bicipiti, ma non basteranno per accedere alla finale. Dance with me? YES PAPI!

Spagna

Ennesima finale nazionale spagnola con lanci di stracci e polemiche, ma sembrava che la partecipazione di Soraya (già seconda classificata ad Operación Triunfo) potesse mettere d’accordo tutti. Tranne il televoto europeo. La canzone pop con note tra l’andaluso ed l’arabeggiante vengono rovinate da una coreografia estremamente dispersiva. (da notare il ringraziamento “Espassiba” 🤣)

Svezia

La Svezia porta l’opera pop. O forse la regina dei ghiacci. O la regina cattiva di Fantaghirò. Più seriamente sarà la cantante d’opera Malena Ernman (madre di Greta Thunberg!!) a portare un’aria in francese su base dance. Forse ecco eccessivo l’uso del bianco che acceca. Ma bellissima la coreografia con le maschere. Un ventunesimo posto che non mi so spiegare.

Romania

Un inno per tutte noi che siamo un po’ lascivie. The Balkan girls like to party like nobody. Elena e le sue amiche cercano di confondervi con questo look da fatine del bosco Disney ma in realtà la danno al primo che passa senza tanti complimenti. E ce lo ripetono più volte che tra un gin tonic e un colpo di bacino vogliono trovare un principe per la serata.

Moldavia

Se la Romania la punta tutta sulle curve, la Moldavia invece cerca l’effetto musica tradizionale. La zia Nelli Ciobanu ci trascina tutti col suo ballo di San Vito da Chisinau. Fondale con pattern etnici, ballerini dalle gambe snodate ed una canzone che sebbene in romeno ti prende e ti convince. Scelta non scontata e infatti premiata da un quattordicesimo posto.

Ucraina

Svetlana Loboda prima ci distrae con lustrini e specchietti, poi con 3 mega ruote per criceti ed infine con 3 go-go boys ballerini svestiti da gladiatori romani sexy. Alla faccia della anti-crisis girl ci infila anche continui sbuffi di vapore e fari degni di una torre di controllo. Non osiamo pensare al budget richiesto per questa esibizione così minimalista ed intimista.

Grecia

Il ritorno del bellone di casa. Sakis Rouvas torna 5 anni dopo con un look da “hello daddy!” Punta ancora sulla sua fisicità e costruisce un numero a molto ginnico (del resto ha un passato da lanciatore di giavellotto, no battute grazie). La canzone non sarebbe male, non fosse che per tutta la sua durata la sua voce sia praticamente sempre coperta dai coristi. Scelta casuale o voluta?

Turchia

Un quarto posto meritatissimo per la scatenata Hadise. Turca nata e cresciuta ad Anversa conta su una solida esperienza nei talent show sia come concorrente sia come presentatrice (ma con risultati discutibili). Vestito fatto praticamente di nastri, colpi di anca e bacino, fuochi e fiamme ma ci fa penare fino al minuto 2:20 per un po’ di manzo. Ma ne vale la pena.

Azerbaigian

La Turchia che non ti aspetti. In una speciale sfida tutta caucasica, il land of fire batte i vicini-amici turchi. AySel e Arash formano una coppia molto mal assortita, una specie di presentatori di prima serata del sabato sera: lui bruttino e simpatico, lei bella ma non molto sveglia. Nel complesso però il duetto funziona, nonostante le fastidiosissime ballerine snodate che finiscono in ogni inquadratura. Menzione d’onore al vestito di Aysel. Una gamba mezza dorata di cui non si capisce senso ed utilità.

Fun fact: questa canzone verrà tradotta in italiano/napoletano dal duetto di tronisti Luca de Vivo e Teresa Langella. GRIDO!

Islanda

In un anno apparentemente dominato da canzoni ritmate e da signorine svolazzanti, la spunta al secondo posto la bambolina islandese Yohanna e la sua ballatona donnammerda Is it true? Tutto fa l’effetto giusto. I colori, le immagini, uno schieramento di coristi top (Fridrik Omar parte di Euroband nel 2008 e Hera Björk che parteciperà nel 2010) ma soprattutto la canzone. Bravissima!

Norvegia

La vittoria di Alexander Rybak non è MAI stata messa in discussione, tanto che la tv norvegese non scommetteva sulla vittoria ma bensì sul numero di punti di scarto con cui avrebbe vinto. I 387 con cui porta a casa la 3 vittoria per la Norvegia diventeranno ossessione benchmark per la Svezia di Loreen nel 2012.

Il violino (suonato in playback perchè le regole eurovisive non permettono di suonare strumenti dal vivo) di Rybak incanta tutti manco fosse il pifferaio magico. La sua voce e la sua mimica sono semplicemente perfette, i ballerini e le coriste si inseriscono in modo perfetto nell’esibizione. Non stentiamo a credere che ancora nel 2019 questa canzone sia conosciuta ed apprezzata in tutta Europa.

Ci vediamo per una nuova fairytale la settimana prossima ad Oslo.