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Alexander Rybak e la sua vittoria strepitosa portano il circo eurovisivo ad Oslo.

39 paesi al via (diverse rinunce rispetto all’anno precedente. Per problemi finanziari ma anche scarso interesse del pubblico o risultati insoddisfacenti) con le consuete due semifinali.

Il concept di quest’anno è davvero uno dei meglio riusciti in anni. La tv norvegese sfrutta l’utilizzo crescente dei social media e punta tutto sul tema share the moment. Farà in modo che il pubblico a casa possa assaporare pochi secondi di back stage degli artisti prima che entrino sul palco.

L’interval act infatti sarà un flashmob paneuropeo. Il gruppo norvegese Madcon con la sua canzone Glow farà ballare in contemporanea le piazze di 39 paesi europei e le riunirà in un numero memorabile.

Ma quali canzoni possiamo ricordare di questa edizione?

Olanda

La giovanissima Sieneke ed il suo organetto ci aprono una finestra su mondo quasi sconosciuto: quello della musica popolare olandese. E se pensate che Ik Ben Verliefd sia una caricatura fatta ad arte per l’Eurovision Song Contest, vi sbagliate di grosso. In modo quasi incomprensibile questa musica ha una fetta di mercato considerevole in Olanda. Ma non acchiappa in Europa. Solo quattordicesima nella sua semifinale.

Moldavia

Prima apparizione eurovisiva per il sassofono dei Sunstroke Project. Loro arriveranno poi terzi nel 2017 a Kiev, ma è nel 2010 che ottengono enorme visibilità. Partecipano al contest insieme alla cantante Olia Tira e portano una canzone dance con aggiunta (avanguardia pura per l’est europeo) di sassofono e violino. Gli outfits, il trucco ed il parrucco sono puramente causali. Questa accozzaglia di stili varrà ben un terzo posto nella speciale classifica del Barbara Dex Award per i peggio vestiti.

La scena epica del sassofono continua ad essere abusata largamente in ogni contest successivo. Segnale che Run Away nonostante il ventiduesimo posto ha comunque lasciato il segno

Islanda

Dopo la sua esperienza come corista nel 2010, Hera Björk torna come solista. Una canzone dance potente ed una esibizione da vera disco diva le valgono i favori dei fan. Ma il televoto carogna la relega ad un misero diciannovesimo posto. Trovo il tutto scandaloso e la canzone continua ad essere una tra le mie preferite.

Hera continua a cantare questa canzone nei suoi concerti, abbinata anche ad una versione meno per famiglie. (And when I see your face, I wanna swallow my devotion – ndr)

Spagna

Atmosfere da circo felliniano per Daniel Diges. La sua Algo Pequeñito è ben interpretata e ha una bella coreografia. Ma quello che a me urge attenzionarvi è la reazione professionale di Daniel che non si scompone nemmeno un po’ quando un disturbatore sale sul palco e si mette a scimmiottare i ballerini. Gli addetti della sicurezza lo cacceranno a calci in culo dal palco e l’esibizione continuerà come nulla fosse.

Alla Spagna verrà poi data la possibilità di ripetere l’esibizione come ultima canzone. (Cosa che ad esempio non succederà con Surie nel 2018, ma per scelta stessa della cantante).

Grecia

Quando si dice che tutti i greci sono belli ed aitanti. Nel 2010 abbiamo l’eccezione che conferma la regola. Giorgos Alkaios la sfanga grazie ad una coreografia ben studiata, urla maschie, un bouzouki sintetizzato e la parola più catchy possibile in greco: OPA. Per la serie Il mio grosso grasso eurovision greco.

Armenia

La gigantessa Eva Rivas vestita di color pesc..albicocca. Ci racconta con la sua canzone e con la coreografia sul palco una storia personale e nazionale. L’albicocca (Apricot) è il frutto nazionale armeno e lo vediamo anche dal suo nome scientifico Prunus Armeniaca. Nell’insieme questo mix tra folklore armeno e pop è davvero ben riuscito.

Azerbaigian

Quando si dice IL MIRACOLO. Pronunce a caso, inglese approssimativo e poca intonazione. Capacità di muoversi sul palco da terza media.

Ma una canzone svedese (sempre loro!) ben fatta e un vestito con i led bastano per coprire le magagne e portare Safura ad un rispettabilissimo (e al quanto questionabile) quinto posto.

Danimarca

Un duetto con plagio per la Danimarca. Non è mai stato confermato il plagio ma grida “Simply the Best” fin dalle prime note, non trovate?

Appare chiaro che i loro pezzi solisti siano debolissimi e che solo sovrapponendo le voci si riesca ad ottenere un risultato ottimale. Viste queste premesse non capisco molto il quarto posto anche se la canzone è chiaramente piacevole.

Romania

Pare che sia l’anno dei duetti. Anche la Romania ci prova e ha un risultato davvero soddisfacente, bissando il terzo posto del 2005. Paula Seling ed Ovi con il loro pianoforte doppio, le fiammate dell’inferno e un acuto da rimanerci a bocca aperta, dimostrano di saper davvero giocare col fuoco. Stranamente per essere una esibizione romena risulta quasi sobria e di buon gusto.

Germania

La vittoria annunciata a cui ne lei ne la tv tedesca credevano davvero. Lena viene selezionata con un sistema di talent show più complicato delle elezioni americane. La canzone le viene affidata dal pubblico tedesco, che a dire il vero ci aveva visto davvero lungo.

Lei con un tubino nero (come ci insegnano le olgettine basta poco per essere avvenenti) e la sua pronuncia un po’ krukka conquista tutto il pubblico europeo, che la ricambierà con una valanga di 12 punti.

Fun fact: non conquisterà solamente i cuori dei telespettatori ma anche quello di Alexander Rybak (o forse non era il cuore, ma noi importa poco).

E con Oslo concludiamo questa carrellata sulle edizioni degli anni 2000 alle quali l’Italia non ha partecipato e non ha trasmesso in nessun modo.

Nel 2011 l’Italia è tornata con un inspiegabile secondo posto e l’apparizione celeste di Raffaella Carrà. Ed il resto è storia.