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Iniziamo il nostro viaggio nel passato eurovisivo con Riga 2003.

Andiamo con ordine. Come già raccontato settimana scorsa, Marie N con la sua canzone dimenticabile ma un ruveal spettacolare sbaraglia la concorrenza a Tallinn e porta alla Lettonia la sua prima (ed unica) vittoria all’Eurovision Song Contest.

Latvijas Televīzija (LTV) sceglie come location per l’ESC la Skonto Hall di Riga. Il tema dell’evento è “Magical rendez-vous”, ovvero l’incontro tra le varie nazioni europee che arrivano a Riga e scoprono il paesaggio versatile della Lettonia.

A presentare saranno la già citata (e utile come una manico di scopa) Maria Naumova e Renārs Kaupers, frontman dei Brainstorm (gruppo lettone che nel 2000 si classifica terzo).

Questa sarà l’ultima edizione a disputarsi in una unica serata.

In quegli anni per poter dare a tutti i paesi una possibilità di partecipare era in atto una sorta di classifica bonus-malus. Chi aveva accumulato negli anni precedenti dei risultati poco lusinghieri veniva retrocesso. Nel 2003 le vittime saranno Danimarca, Finlandia, Lituania, Macedonia e Svizzera. Fanno invece il loro ritorno Islanda, Irlanda, Olanda, Norvegia, Polonia e Portogallo. Debutto assoluto invece per l’Ucraina. Il totale dei partecipanti è 26.

Ma veniamo alle esibizioni pazzeske che vi siete persi.

Regno Unito

Risultato peggiore di sempre per la corona britannica. Ultimi. Con zero punti. La canzone continua oggi ad essere un mio guilty pleasure (chiaramente nella versione studio). Nel live la coppia di scappati di casa non imbrocca una nota che sia una e risultano davvero mal assortiti sul palco.

Slovenia

Una canzone di una bruttezza unica, un po’ musica d’attesa da call centre telefonico e un po’ sigla da cartone animato. Mi soffermerei invece sul look da caramella Sperlari della cantante e delle sue coriste. Ok il rosa shocking, ma a tutto c’è un limite.

Grecia

Anche qui canzone sinceramente dimenticabile, ma a non passare inosservato è il look di Mando. Non fosse un concorso omosessuale musicale uno potrebbe averlo confuso con un porno amatoriale greco.

Ucraina

Uno strazio salvato da soli due elementi: le contorsioni dell’acrobata vestita di azzurro e i pantaloni vedo/non vedo (io non ci ho visto niente, ma magari aguzzando la vista qualcosa lo vedete voi) del cantante.

Germania

Ralph Siegel colpisce ancora (lui ha scritto millemila canzoni per l’ESC. Ha vinto una volta ed è il colpevole dietro tutte le canzoni sanmarinesi di Valentina Monetta). La canzone è brutta forte ma per la frase Let’s get happy and let’s be gay potremmo chiudere un’occhio.

Spagna

Operación Triunfo ci regala un tripudio pop di chitarre spagnole e di mosse alla Marisa Laurito. Beth con un naked look dorato è accompagnata da due ballerini maschissimi che si muovono in un mix tra acqua gym e Muccassassina. Un settimo posto che sta un po’ stretto, per me vincitrice morale.

Svezia

Quando si parla di Svezia nei primi anni 2000 si parla di schlager e di top10 assicurata. Non fanno eccezione Jessica Andersson e Magnus Bäcklund, che dal talent show Fame Factory sbarcano all’ESC con il nome di Fame. La loro Give me your love è una canzone pop svedese perfetta con tanto di key change e campane alla ABBA.

Russia

Attenzione attenzione! Solo qualche mese dopo aver sbancato in mezzo mondo con “All the things she said” arrivano all’Eurovision Song Contest le t.A.T.u. Sono chiaramente le grandi favorite anche se cantano in russo (a dire il vero un po’ pazze a fare questa scelta). Putin le benedice anche se loro in quegli anni (false come Giuda) ci fanno credere di essere lesbiche. Tutto questo non basta, arrivano terze a 3 punti dalla vittoria.

Belgio

Qui siamo davanti al pezzo più assurdamente folle della storia eurovisiva. La televisione vallone RTBF sceglie internamente il gruppo Urban Trad. Un gruppo che stranamente unisce componenti francofoni e fiamminghi e che si ispira alla Galizia. Il loro pezzo etno pop è cantanto in una lingua inventata di sana pianta. E con grande sorpresa arrivano secondi a soli 2 punti dalla vittoria.

Turchia

A spuntarla in una votazione al cardiopalma è la Turchia di Sertab Erener. Lei già molto conosciuta in patria porta una canzone pop con una coreografia da dominatrix che molto si discosta dalla Turchia retrograda del 2019. Detto questo, il pezzo pop turco conquista subito e fa muovere il bacino. Questi ingredienti bastano a Sertab per portare la prima (ed unica vittoria) alla Turchia.

Ci vediamo settimana prossima per vedere cosa è successo nel 2004 ad Istanbul.